Miriano a 360°su "Radio Maria potenza mondiale" e poi femminile e maschile

04 novembre 2016 ore 19:27, Americo Mascarucci
“La famiglia ha sempre funzionato, al di fuori di essa c'è il caos non il progresso, un progresso che non produce benessere o felicità". Così Costanza Miriano contattata da IntelligoNews, dopo il convegno "Femmine e Maschi: sfida o alleanza?", promosso e organizzato dall'associazione "Non si tocca la famiglia" e dal "Comitato Articolo 26". La giornalista è intervenuta anche sulla polemica che ha riguardato Radio Maria, in riferimento alle presunte frasi di uno speaker sul terremoto.

Lei ieri ha partecipato al convegno "Maschi e femmine" insieme a Stefano Zecchi che è ateo. Avete comunque sensibilità comuni?                            

«Sul maschile e femminile c'è una battaglia culturale, di buonsenso e di realtà. Dio non c'entra direttamente, anche se noi cattolici diamo un significato alla creazione del maschile e femminile a sua immagine e somiglianza, ma questo è un passo successivo, quello iniziale è il riconoscimento della realtà e di alcuni meccanismi culturali a cui hanno dato il nome di progresso ma che in realtà vogliono farci precipitare nel caos. Zecchi ha battuto molto sul fatto che il pensiero dominante ha fatto passare l'idea che sulle unioni civili e sul gender sia in atto una battaglia per il progresso, inteso come passare a uno stato successivo che funziona meglio rispetto al passato. La famiglia però ha sempre funzionato, al di fuori di essa non c'è il progresso, questo tipo di progresso non produce benessere o felicità. L'idea che c'è una visione progressista che si contrappone a una reazionaria è una grande bugia, su questo non serve essere cattolici per capirlo, basta essere autonomi culturalmente e intellettualmente. Questo ci unisce. Poi lui ha raccontato la sua esperienza personale, è stato folgorato dal fatto di essere diventato padre, un'esperienza che aveva molto ritardato ma  poi si è subito innamorato del figlio. Questo aspetto umano è stato molto piacevole».

Ci sono state molte polemiche per frasi pronunciate da uno speaker a Radio Maria sul terremoto: "E' un castigo divino" in riferimento alle unioni civili. L'emittente si è subito dissociata però se ne sta parlando tanto. Secondo lei è una polemica strumentale?

«Quando sui siti generalisti vedo che si parla di Radio Maria neanche leggo la notizia perché so già come verranno trattati. Radio Maria è una potenza mondiale, un fenomeno incredibile che rappresenta tantissima gente che non si vede rappresentata da ciò che scrivono nelle redazioni. Trovo supponente e presuntuoso questo modo di trattare una realtà che, ripeto, rappresenta una parte vera del nostro Paese. In riferimento alla frase incriminata, io non l'ho sentita, ovviamente c'è da dissociarsi come ha fatto Padre Livio, qualora la notizia fosse vera».

Miriano a 360°su 'Radio Maria potenza mondiale' e poi femminile e maschile
Eppure quando uno scrittore aveva ironizzato sul crollo delle chiese "è divertente", non c'era stata la stessa sollevazione popolare. Perché?


«Trovo scandalose e stupide le frasi di chi gioisce nel vedere crollare le chiese. Dio è una presenza reale che interviene nella storia ma nessuno di noi può leggere la sua volontà, non ci è dato sapere perché accadono certi avvenimenti. Non si vuole ammettere la sua presenza, è questo che dà fastidio, oggi l'uomo vuole spiegare tutto in modo scientifico, ma c'è una parte di mistero che agisce nella vita di tutti e che non si può spiegare. Per i nostri nonni era normale attribuire a Dio carestie e inondazioni. Questo a volte era anche sbagliato, i tuoni e fulmini come segno di arrabbiatura di Dio rientrano in una mentalità pagana che non è quella del Dio della rivelazione, però c'è un altro aspetto importante da considerare: la consapevolezza che le nostre vite sono appese a un filo. Ad esempio l'abitudine di chiedere un tempo buono per il raccolto o che Dio ci assista durante un viaggio, un'operazione o una semina questo noi lo dovremmo recuperare, ma purtroppo non viene tollerata l'idea che siamo nelle sue mani».



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