Lampedusa, Chaouki (Pd): «Basta stragi, ora intervenga l'Europa. Su quel barcone poteva esserci mio padre...»

04 ottobre 2013 ore 18:08, intelligo
di Giuseppe Tetto
Lampedusa, Chaouki (Pd): «Basta stragi, ora intervenga l'Europa. Su quel barcone poteva esserci mio padre...»
Il dramma di Lampedusa è ancora sotto gli occhi di tutti. L’immagine di quei corpi stesi al suolo rimarrà inciso nelle nostre coscienze per sempre e deve spingere il mondo politico a prendere provvedimenti seri affinché tutto questo non si ripeta. Altrimenti «cosa potremmo raccontare alle generazioni future? Come potremmo guardarle negli occhi?». Sono queste le domande che Khalid Chaouki, deputato e giornalista italiano di origine marocchina del Pd  si pone intervistato da Intelligonews, nel giorno di lutto nazionale per la strage dei profughi nell’isola siciliana. Onorevole Chaouki, Napolitano ha parlato di “strage di innocenti” e si è rivolto soprattutto all’Europa. Quali sono  le responsabilità che tutta la Comunità europea dovrà assumersi? «Occorre rivedere una politica fino ad ora mirata solo ad innalzare muri senza tutelare le vite umane. Un traguardo che può essere raggiunto solo attraverso un lavoro unitario di tutti i Paesi e in modo particolare della sponda sud del Mediterraneo, avviando una sorta di corridoio umanitario. Non si può lasciare da sola l’Italia a gestire questo dramma. Serve condividere la presenza dei profughi anche con gli altri Paesi europei, proprio come stabilito nel regolamento di “Dublino II” ». Manca, però, una normativa europea concreta che regoli il fenomeno. «L’Europa ha realizzato diverse iniziative per la tutela dei diritti, ma manca ancora un concreto coordinamento di tutti i Stati membri per la condivisione delle responsabilità. Oggi i profughi che arrivano in Italia sono obbligati a rimanere in Italia. Serve un sostegno maggiore sia agli enti locali, che a chi oggi si  occupa di accoglienza. E senza la cooperazione di tutte le parti, il problema non si può risolvere. Bisogna per questo introdurre un dialogo serio, a livello europeo,  con i Paesi da  cui i profughi arrivano. A partire dal Nord Africa». Quali sono le "colpe" dell’Italia? «Paghiamo il prezzo di una politica basata sulla demagogia, sulla creazione del nemico, quale l’immigrato. Una filosofia, questa, alla basa dei governi della destra che, in nome della lotta alla clandestinità, ha fatto applicare leggi sbagliate e che hanno solo esasperato il clima negando i diritti fondamentali. In pratica: rendendo l’Italia poco credibile in Europa e nel mondo». Sta facendo, per caso, una fotografia del pensiero leghista? «Certamente sì. Il messaggio della Lega Nord, con l’ex ministro Maroni che si è definito “cattivista”, oggi continua a seminare germi di odio e di paura. Le insinuazioni gravi e pretestuose sulla ministra Kyenge ne sono una prova. Questa propaganda populista deve cessare. Gli italiani hanno avuto la prova di quanto questo modo di pensare abbia danneggiato l’immagine del nostro Paese nel mondo: l'Italia e vista ormai come una nazione che non tutela i diritti umani. Occorre riformare la legge cancellando il reato di immigrazione clandestina: solo così torneremo a essere credibili». Il discorso del ministro Alfano l'ha convinta? «Come ho detto in Aula è apprezzabile lo sforzo del governo di stare vicino al popolo di Lampedusa. Dall'altra parte, però, non c’è stato alcun segnale di discontinuità dal passato. Mi sarei aspettato maggiori critiche rispetto alle politiche attuali sull’immigrazione. Su questo noi continueremo a  fare una battaglia chiara in Parlamento: la Bossi-Fini è una legge sbagliata e ormai superata dai fatti e che deve essere cambiata».  Lei che è figlio di migranti e che possiede un'ampia sensibilità sul tema, come spiegherebbe agli italiani la reale portata di questa strage? «Basterebbe che tutti, per un attimo, immaginassero di essere parte di questi popoli; che pensassero per un attimo di essere nati, invece che a Milano, in Eritrea, in Siria o in Sudan. Molte volte pensiamo che questi Stati siano troppo lontani da noi; invece il loro è anche il nostro destino. Abbiamo tutti una storia comune: poteva esserci mio padre, poteva esserci mio cugino o mio zio, quindi è chiaro che il sentimento è molto profondo. Spero che questo lutto nazionale venga vissuto con vicinanza e condivisione da parte di tutti, al di là di quelle che sono le varie bandierine politiche. Dobbiamo recuperare il grande spirito di accoglienza e umanità che ha caratterizzato l’Italia nel Mediterraneo e uscire fuori da un egoismo che, purtroppo, fino ad oggi è prevalso. Altrimenti: cosa potremmo raccontare alle generazioni future? Come potremmo guardarle negli occhi?».      
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