Sgambetto di Bankitalia, Upb e Corte dei Conti alla nota del Def: "Troppo ambiziosa"

04 ottobre 2016 ore 13:48, Luca Lippi
Non è stato un bel giorno per la nota di aggiornamento del def che settimana scorsa è stata sottoposta all’attenzione di Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di bilancio. Le stime del governo sono state fortemente ridimensionate, secondo una sintesi del giudizio condiviso dalle tre istituzioni, si giudica troppo alto l’obiettivo di rialzo del Pil all’1% nel 2017 stimato dal ministro Pier Carlo Padoan. 
In particolar modo, è l’Ufficio parlamentare di bilancio a specificare che non può validare le previsioni senza i dettagli del documento, destinati ad arrivare il 15 ottobre.
Tuttavia, se l’Upb è cauto, Bankitalia non toglie il piede e lancia un preciso messaggio al governo, cercando di farlo demordere sull’eliminazione dell’IVA, che non farebbe da volano alla crescita nella misura immaginata dall’esecutivo.
Dice Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Bankitalia: “Il Governo prospetta per il 2017 una crescita del Pil dell’1%, nettamente più elevata (0,4% in più) e un’inflazione più bassa (0,8 in meno) rispetto al quadro tendenziale. Quanto agli effetti della manovra, sono obiettivi ambiziosi, non li abbiamo definiti sovrastimati però bisognerà creare e costruire gli interventi con grande cura, in particolare privilegiando gli investimenti con sempre maggiore determinazione” sulla revisione della spesa pubblica.

Sgambetto di Bankitalia, Upb e Corte dei Conti alla nota del Def: 'Troppo ambiziosa'
 
Per Bankitalia l’obiettivo strategico rimane “la riduzione del peso del debito sull’economia”, ma questa è ostacolata dalla bassa crescita del Pil, e poi dalle difficoltà oggettive di realizzare i progetti relativi alle privatizzazioni.
Bankitalia che vuole essere pragmatica, riferendosi alle misure di sostegno alla crescita: “sarebbe opportuno concentrare l’attenzione su quelle che possono favorire una rapida ripresa degli investimenti sia privati sia pubblici”. Per questi ultimi, in particolare, “occorre assicurare non solo lo stanziamento di risorse, ma anche presidi per un’efficiente e tempestivo loro utilizzo”. 
Inoltre, la politica monetaria “eccezionalmente espansiva” di cui beneficia l’economia “non e’ un motivo per non agire, tutt’altro: le altre politiche economiche possono e devono sfruttare lo spazio che essa crea”. I minori oneri per interessi consentono, spiega Bankitalia, “di avviare la riduzione del debito pubblico senza frenare l’economia: una questione essenziale per un paese come l’Italia, dove il peso del debito pubblico ereditato dal passato è così alto”. 
Lo stimolo congiunturale, prosegue Signorini, permette di “attenuare i costi di breve periodo delle riforme strutturali, creando le condizioni per accelerarne l’attuazione; agevola il rilancio, il completamento delle riforme”. 
Secondo la Banca d’Italia bisogna riprendere il percorso delle privatizzazioni. “Un’appropriata strategia di privatizzazione non contribuisce solo a ridurre il debito; dovrebbe anche perseguire l’obiettivo di accrescere l’efficienza, in un quadro di adeguate regole e controlli”. 
Le difficoltà di realizzare le privatizzazioni previste, a causa delle “condizioni di mercato avverse” hanno influito negativamente sulla riduzione del debito che, sottolinea Bankitalia, “resta un obiettivo strategico”. “E’ fuor di dubbio che le condizioni del mercato rilevino per decidere quali privatizzazioni effettuare e quando”, spiega Signorini.

Secondo l’Upb invece, sempre riguardo le stime, queste “appaiono contrassegnate da un eccesso di ottimismo risultando significativamente fuori linea”. Però resta cauto e chiede precisazioni limitandosi a non validarlo. Specifica però: “le stime di crescita del Pil per il prossimo anno sono non positive», fa notare Pisauro che evidenzia in particolare che nel 2017 la crescita programmatica è superiore dello 0,3% rispetto alla media delle stime del panel Upb e dello 0,2 rispetto al valore massimo rilevato. Conclude laconico Pisauro sul pareggio di bilancio: “Difficile che sia conseguito, in base a quanto il governo ha scritto nella nota al Def. Purtroppo non si ha un dettaglio quantitativo delle misure, malgrado la nuova legge di bilancio, come pure le vecchie regole, lo prevedano. Ma in base alle indicazioni che abbiamo, la crescita del 2017 è fuori linea”. 

Anche la Corte dei Conti esprime più di una perplessità, soprattutto sulla crescita dei prossimi anni. Secondo la magistratura contabile la domanda internazionale rischia di pesare sulle nostre esportazioni e dunque sulla crescita, con conseguenti difficoltà per rispettare gli obiettivi di bilancio. Alla magistratura contabile in particolare, sembrerebbero sovrastimati sia gli investimenti (che nei numeri del governo dovrebbero fare un balzo dall’1,5 al 3,2% solo grazie alla diminuzione dell’Ires, al superammortamento per l’ Industria 4.0) sia i consumi delle famiglie (da 0,4 a 1%).
Nonostante tutto, i mercati sono ancora più cauti e pare non prendano in consiedarazione il giudizio alla nota del Def aprendo al rialzo come se non fosse successo niente.

autore / Luca Lippi
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