Bankitalia: “intervenire sugli esuberi”, parola di Direttore Generale

04 ottobre 2016 ore 13:48, Luca Lippi
Il problema degli Npl (non performing loans, cioè prestiti inesigibili), diventa quasi secondario se relazionato ai costi fissi che le banche sostengono per l’operatività ordinaria.
In sostanza e in estrema sintesi, in condizioni normali le sofferenze sostenute dal sistema bancario non sarebbero così “complesse” se le condizioni economiche e finanziarie consentissero al sistema stesso di procurarsi ricavi da tassi di interesse “normali” (non a zero) e circolazione fluida del denaro che è una condizione ordinaria per un mercato in crescita.
In questo modo le banche progressivamente, sono state inghiottite dalla crisi perdendo “agilità”.
Questa situazione è stata analizzata nel dettaglio dal direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi, per il quale il problema rimane sempre il medesimo: “le banche italiane devono recuperare l’agilità, fare esercizio fisico e perdere peso”, usa un’immagine molto popolare e quindi comprensibile.
Secondo Rossi per dare una spinta a un processo che, per affrontare le sfide hi-tech, è ormai inevitabile, toccherà tagliare sul personale. “Si potranno utilizzare gli ammortizzatori sociali esistenti, ovvero il pensionamento anticipato finanziato dal fondo di solidarietà di settore, per il quale è stata recentemente ampliata la possibilità di utilizzo; ma, se necessario, occorreranno interventi ad hoc”.
Le parole del diretto generale sono misurate e strettamente legate alla logica, oltretutto, uno dei pochi diregenti capace di non esprimersi in ‘banchese’, Rossi spiega semplicemente nel corso del suo intervento alla XVIII Giornata del Credito: “I risparmi aiuteranno il recupero di redditività delle aggregazioni, da facilitare, soprattutto fra banche di media dimensione dove le possibilità di sfruttare sinergie di costo e diversificare le fonti di ricavo appaiono più elevate”. 

Bankitalia: “intervenire sugli esuberi”, parola di Direttore Generale

Rossi dice che a fronte del problema della “bassa redditività dei nostri istituti occorre accelerare la razionalizzazione delle strutture organizzative centrali e della rete delle dipendenze sul territorio, in modo da riassorbire l’eccesso di capacità produttiva che si è determinato in questi lunghi anni di crisi”. 
 Una bella e utile dieta dimagrante, passa giustamente e inevitabilmente attraverso la dismissione di “attività che non sono strettamente funzionali al mestiere della banca, così da concentrarsi sul core business; accrescere i livelli di efficienza e di produttività; utilizzare i risparmi di costo per aumentare gli investimenti, sia in tecnologia sia in formazione delle risorse. Si tratta, in altri termini, di cambiare il modello di attività”. 
A zavorrare il sistema è soprattutto la sclerotizzazione delle attività, che sono incapaci (o più spesso impossibilitate) ad innovare, “fonte di grande preoccupazione che rischia di condannarci a una progressiva perdita di rilevanza nel mondo delle produzioni”. 
Il direttore generale di Bankitalia traccia uno scenario dal quale emerge che “la predominanza di imprese molto piccole, che pure in passato sono state un importante elemento di flessibilità produttiva, limita oggi la capacità di innovazione, di internazionalizzazione, di adozione di pratiche manageriali moderne”. 
Secondo Rossi bisogna “comprendere che cosa freni la crescita dimensionale delle imprese e cercare di rimuovere gli ostacoli. È un dibattito fatto mille volte”. 
Rimane il concetto di base, la berlina di lusso è diventata una utilitaria, sopra ci sono 5 persone di peso enorme, non è più possibile recuperare velocità e agilità a queste condizioni, deve rimanere il pilota e il navigatore se necessario, tutto il resto non ha più senso, costi a perdere.

autore / Luca Lippi
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