"Quale centrodestra?" domani a Roma, Di Stefano (Fi): "No al referendum, ripartire dai territori"

04 ottobre 2016 ore 12:14, Andrea De Angelis
Dal referendum al centrodestra che verrà. Il primo tra due mesi, il secondo il prima possibile. Di questo e non solo si parlerà domani 5 ottobre al Capranichetta di Roma (Piazza Montecitorio) a partire dalle ore 15. Un incontro dal titolo: "Quale centrodestra? Il referendum certamente no, ma un contributo di idee per riforme vere". IntelligoNews ha intervistato l'onorevole Fabrizio Di Stefano, uno dei relatori e promotore del convegno...

Domani vi riunite a Roma per motivare il No all'appuntamento referendario del 4 dicembre, ma anche per far capire all'elettorato che il vostro è un "no" nello specifico, non certo alle riforme in generale?
"Esattamente, le riforme vanno fatte. Ma bene, non male. Sono strumento di sviluppo nel primo caso, ma di grave handicap nel secondo. Pensiamo alle province che non sono state chiuse, ma ingessate. Una riforma sbagliatissima. Pensiamo a quella della scuola che ha creato il caos. E così il lavoro, le pensioni e la Fornero. Le riforme vanno fatte, il centrodestra le aveva proposte a suo tempo anche in termini concreti per quanto riguarda la spesa". 

Il taglio dei parlamentari?
"Del 20%, ma sia alla Camera che al Senato. Non è stato fatto, oggi invece si vuole ridurre la possibilità degli italiani di scegliere i senatori. Tagliare i costi della spesa è importante, ma farlo tagliando anche gli spazi della democrazia non è invece un investimento". 

'Quale centrodestra?' domani a Roma, Di Stefano (Fi): 'No al referendum, ripartire dai territori'
Nel confronto tra Renzi e Zagrebelsky c'è stato anche un passaggio su Forza Italia, sul vostro dietrofront dovuto alla scelta di Mattarella per Renzi, mentre il professore ha motivato tutto con una mancanza di fiducia del suo partito nei confronti di Renzi e del Pd. Al di là di tutto, una riforma con meno attori protagonisti è già di per sé più problematica?

"Certamente questo è uno dei punti deboli. Ma il vero punto debole è l'esistenza di questa riforma. Renzi è partito con un messaggio chiaro, definendola un referendum sulla sua persona. Oggi invece ne difende la giustezza dei contenuti. Ma essa, come dice giustamente lei, è fatta anche dalla condivisione. E se questa riforma è stata scarsamente condivisa qualche problema ce l'ha...".

Venendo alla ricostruzione del centrodestra, sembra che ci siano due modelli sullo sfondo. Da un lato "stile Parisi", dall'altro "stile Toti". Domani al Capranichetta di quale modello si parlerà di più?
"Noi non abbiamo un modello a cui ci ispiriamo, ma una caratteristica che ci connota. Siamo tutti radicati sul territorio e riteniamo che i territori debbano riprendere a contare. Per il resto siamo protesi a cercare un centrodestra il più ampio,  più inclusivo possibile. Non a caso anche questa volta accettano di partecipare al dibattito parlamentari che si dividono poi sulle posizioni del centrodestra. Abbiamo invitato da Fratelli d'Italia alla Lega Nord, da Riformisti e Conservatori al Nuovo Centrodestra. Fino al Gruppo Misto. Tutti coloro che si rifanno a una storia e a dei valori chiaramente propri del centrodestra". 
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