Padoan: "Pil non è scommessa", intanto si stringe a Renzi vs Bruxelles

04 ottobre 2016 ore 13:47, Luca Lippi
Al centro della questione il Pil e Padoan che comincia a spazientirsi. 
Da Cernobbio Padoan aveva ribadito: "Il Pil è in crescita. Questo è il mio commento", e seguiva la pubblicazione dei dati Istat proprio sul rapporto deficit/Pil.
Infatti il 2 settembre scorso ha reso noti i dati sul Pil nel secondo trimestre e su base annua. Nel periodo aprile-giugno, il prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, attestando quindi una crescita zero. Rivista al rialzo, invece, la stima di crescita del Pil su base annua: +0,8% invece che +0,7% come stimato in precedenza dallo stesso Istituto italiano di statistica.
Da Cernobbio Padoan sottolineava che "Il problema della crescita globale sembra ancora lontano dall'essere risolto. Le cause della bassa crescita sono più profonde e più complesse di quello che possiamo pensare", ha sottolineato Padoan intervenendo al workshop Ambrosetti. 
Per il ministro dell'Economia la stagnazione secolare non ci sarà, anche se l'uscita dalla crisi economica richiede una "common wisdom" (saggezza comune, ndr.) da parte dei policy maker internazionali.
Poi c’è stata la pubblicazione della nota del Def (approvata il 27 settembre), che appena giunta nelle mani di Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare di Bilancio ha subito una sonora bocciatura, anche se con riserva a seguito di aggiustamenti.
Gli aggiustamenti sarebbero funzionali a far quadrare i conti seguendo le indicazioni della Commissione europea, ma stavolta Padoan pare proprio aver perduto la pazienza e  per la prima volta apre alla possibilità di sforare il limite del 3% per il rapporto deficit/pil.
In sostanza è successo che intervistato da Claudio Cerasa, alla domanda sul tema della possibilità che Matteo Renzi rovesci il tavolo (tema del deficit per l’Italia) a Bruxelles determinato a sfondare il tetto fissato dal Patto di stabilità, il ministro risponde serenamente: “Se dovesse dire questa cosa io gli direi parliamone, non ci sono soluzioni facili e scorciatoie, valutiamo costi e benefici”.
Un’affermazione del tutto inedita, da parte del titolare del Tesoro. Che arriva dopo la chiamata alle armi del premier nei confronti di tutti i ministri in vista del referendum costituzionale di dicembre. Quest’ultimo in serata ha rilanciato annunciando che la manovra sarà pronta la prossima settimana, lasciando presagire ulteriori novità.

Padoan: 'Pil non è scommessa', intanto si stringe a Renzi vs Bruxelles

Si sta prefigurando una situazione piuttosto complessa, stretta fra le opportunità di uscire da una crisi che ormai sta schiacciando tutte le forze propulsive per riavviare la crescita, ma anche stretta fra le opportunità politiche da cogliere entro la data del referendum. Seguiamo la situazione perché il braccio di ferro fra Roma e Bruxelles si fa interessante, i numeri non mentono e il Pil non ha spazi per manifestare variazioni significative, però con lo sforamento del 3% è tutta un’altra musica.
Intanto però Padoan non ha fatto mancare la risposta alle valutazioni sul Def: “Il Pil programmatico non è una scommessa. È la stima dell’effetto che la manovra produce sul prodotto”. 
La crescita, ha detto il titolare del dicastero di via XX settembre, “è ambiziosa ma realizzabile”.

autore / Luca Lippi
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