Loris, la criminologa Bruzzone: “Plausibile un inconfessabile contatto. Il piccolo sfidava la mamma"

04 ottobre 2016 ore 16:22, Lucia Bigozzi
“Plausibile un inconfessabile contatto e su questo punto la Panarello è possibile che non menta, ma il suocero non ha ucciso Loris”. E’ la valutazione, netta, di Roberta Bruzzone, criminologa, sulla richiesta di condanna a 30 anni per Veronica Panarello avanzata dall’accusa nel processo a carico della donna. Nella conversazione con Intelligonews, analizza il rapporto madre-figlio che definisce “conflittuale. Loris si anteponeva alla madre, non teneva in considerazione la sua opinione e la sfidava sistematicamente. E questo in personalità come quelle della donna può rappresentare un elemento di rischio”. 

La presunta relazione della Panarello col suocero è ritenuto un “movente plausibile” anche dall’accusa pure se viene escluso un ruolo attivo dell’uomo nell’omicidio del nipote. Lei che idea si è fatta?

"Già da tempo quando è emersa questa ultima versione, la terza fornita dalla Panarello che sostanzialmente dice è stato mio suocero io ho solo collaborato perché avevamo una relazione. Come ha fatto il procuratore ieri, anche io ritengo possibile, quanto meno plausibile sotto il profilo relazionale che ci possa essere stato altro tra i due e quindi e perfino un inconfessabile contatto; è anche plausibile che il bambino abbia visto o abbia subodorato, intuito qualcosa e che volesse riferirlo al padre. È uno scenario complessivo tutto sommato plausibile. Anche se non ha trovato oggettivi riscontri, io sono dell’avviso del procuratore, ovvero è plausibile che questo sia avvenuto e che su quel punto specifico non menta, ossia sul fatto che Loris muore perché diventa un testimone scomodo. Ma ciò che assolutamente mi sento di escludere sotto il profilo giudiziario in maniera certa è il coinvolgimento a qualunque titolo di Andrea Stival nella vicenda, quindi i due piani vanno tenuti separati. Il fatto che possa aver avuto una relazione inconfessabile con la nuora, non fa certo di lui l’assassino di Loris". 

Loris, la criminologa Bruzzone: “Plausibile un inconfessabile contatto. Il piccolo sfidava la mamma'
Trent’anni di carcere è la condanna chiesta per la Panarello dall’accusa, ovvero il massimo della pena in questo tipo di procedimento. Da criminologa ci spiega come si arriva a una richiesta del genere?

"E’ il massimo della condanna prevedibile per il tipo di capo di imputazione di cui deve rispondere la Panarello in relazione all’omicidio pluriaggravato del figlio minore, è contestata anche la premeditazione. Se la donna avesse scelto il rito ordinario non godendo di uno sconto di pena di un terzo, avrebbe potuto astrattamente anche essere condannata all’ergastolo. Ma avendo scelto il rito abbreviato, in considerazione dello sconto di un terzo della pena previsto, la pena massima di cui può rispondere in considerazione del campo di imputazione, è 30 anni". 

L’accusa la definisce una donna “bugiarda, manipolatrice” e parla anche di un rapporto “distorto” con il figlio. Sulla base degli elementi emersi finora qual è la valutazione che dà su questo rapporto? Può spiegare che tipo di rapporto era? 

"Era sicuramente un rapporto conflittuale; Loris si anteponeva alla madre, in qualche modo non era un interlocutore, tanto è vero che lei non riusciva a gestirlo e temo che anche questo abbia determinato la sua tragica dine. Loris era un bambino sveglio, che viveva prevalentemente con la madre perché il padre era sempre fuori per lavoro, ma era un bambino che forse aveva già avuto modo di notare qualcosa di strano e quindi si anteponeva alle sue decisioni. Il fatto stesso che quella mattina nonostante fosse uscito da casa ma avesse deciso di rientrare e la madre in qualche modo non fosse riuscita a convincerlo ad andare a scuola, dice molto su come questo bambino non tenesse in minima considerazione l’opinione materna e sfidasse la madre in modo sistematico. E questo, con personalità come quelle della Panarello purtroppo diventa un elemento di rischio". 
autore / Lucia Bigozzi
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