Attenti a quei due: no alla Lettocrazia Cristiana e alla (non) Service Tax

04 settembre 2013 ore 11:06, Fabio Torriero
Attenti a quei due: no alla Lettocrazia Cristiana e alla (non) Service Tax
No alla Lettocrazia Cristiana. E alla non-Service tax. Le due cose sono strettamente connesse. Cerchiamo di spiegarlo. Ormai, è inutile dirlo, ha ragione Monti: il rischio di passare dalla “Grande Coalizione”, con lo scopo di varare un serio programma di riforme, alla “Grande Collusione”, levatrice di strategie pericolose, è del tutto evidente. L’ex premier ha lanciato l’allarme. E i fatti, la cronaca politica, lo dimostrano ampiamente. La sopravvivenza del governo Letta, questo è il dato evidente e raggelante, non è figlio di una superiore cultura istituzionale, incentrata sul bene comune, sull’interesse generale degli italiani, sui valori comuni, la memoria condivisa. Non è la riposta necessaria alla crisi, alla mancanza di posti di lavoro, ossia l’urgenza di un’agenza economica che privilegi i cambiamenti strutturali di cui l’Italia ha bisogno. Magari: significherebbe che prima di essere di destra o di sinistra, gli italiani sono improvvisamente diventati (come i francesi, gli americani, i tedeschi), italiani e basta. Principi che sono, e costituiscono, ad esempio, il dna di Scelta Civica, vera e autentica forza propulsiva di questa maggioranza; vera cerniera e per questo, spina nel fianco di Pd e Pdl. La realtà, purtroppo, è che dietro l’esecutivo c’è il disegno di ricreare la Dc, a guida Letta e Alfano. Altro che favori patriottici tra i due (la storia del Kazakhstan), altro che equilibrio intelligente tra le richieste del Pdl sull’Imu e le politiche sociali volute dal Pd (ecobonus e rapporto Stato-imprese, il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione). Altro che mediazioni, convergenze parallele. Altro che ascolto dei desiderata superiori di Giorgio Napolitano. Tra Letta e Alfano c’è un percorso e c’è un obiettivo comune, che vede coinvolti anche Gianni Letta, le colombe del governo (a partire da Quagliariello), i moderati della sinistra (per questo Franceschini, fiutando il pericolo, si è subito schierato con Renzi), che prevede il definitivo accantonamento di Silvio Berlusconi, dato per morto “in progress” (il 9 settembre prossimo è solo la prima data del tramonto, poi arriveranno le altre inchieste, su Ruby, sulla compravendita di deputati), nonostante l’ultimo richiamo del suo popolo, nonostante il “discorso del Lirico” di via del Plebiscito il 4 agosto, nonostante la ridotta della Valtellina (la rinascita di Forza Italia) che raccoglierà ancora per poco (al massimo un anno) i suoi falchi, le sue amazzoni e pitonesse, prima della definita fine (piazzale Loreto). E che prevede il boicottaggio di Scelta Civica, l’unico partito nuovo, l’unico modello di soggetto politico alternativo alla prima Repubblica, l’unica idea nuova di società civile virtuosa e di nuovo bipolarismo: non più destra vs sinistra, ma conservatori di destra e sinistra vs riformatori. Un partito che “deve” essere massacrato, perché crea un precedente e destabilizza i vecchi equilibri. Ecco quindi due valide ragioni per rifiutare, combattere, contestare, la service tax. Primo, perché è una prova tecnica di nuova Lettocrazia Cristiana. Secondo (e nei prossimi giorni entreremo maggiormente nel dettaglio tecnico), perché non abolisce l’Imu, ma la assorbe all’interno di una nuova gamma di tasse sulla pelle degli italiani, che scatenerà ulteriormente la guerra tra poveri: un esempio lampante, è il carico fiscale che graverà pure sugli affittuari.
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