Mario Draghi fa la fronda al Fmi

04 settembre 2015, Luca Lippi
Mario Draghi fa la fronda al Fmi
Inevitabile che Mario Draghi rispondesse positivamente all’esortazione del Fmi, e la medesima cosa faranno gli altri banchieri centrali.

Rivedere le previsioni del Pil dell’eurozona al ribasso è altrettanto inevitabile (anche se la variazione negativa è in termini assoluti esiziale).

STIMA DELL’INFLAZIONE: per il 2016 all’1,1% dall’1,5%, quella per il 2017 è tagliata all’1,7% dall’1,8%. Per quest’anno la stima è tagliata allo 0,1% dallo 0,3%. Con queste nuove stime, che allontanano ulteriormente Francoforte dall’obiettivo di un’inflazione "inferiore ma vicina al 2%", aumentano le probabilità che il massiccio programma di acquisto possa proseguire oltre la scadenza prevista del settembre 2016, tuttavia non occorreva alcuna puntualizzazione, si dava per scontato già da qualche mese.

Pil dell’Eurozona da +1,5% a +1,4% per 2015. Sale al 33% il limite di acquisto per i titoli di Stato. La quota di titoli di Stato acquistabili dalla Bce attraverso il programma di “quantitative easing” è stata portata quindi dal precedente 25% al 33% di una singola emissione mentre resta invariato il tetto dei 60 miliardi mensili.

CRESCITA ECONOMICA. I tecnici della Bce hanno rivisto al ribasso anche le previsioni di crescita economica dell’area euro: sul 2015 al +1,4% (da +1,5%), sul 2016 al +1,7% (da +1,9%) e sul 2017 al +1,8%. Un altro indicatore che fa pensare a un lungo periodo di stimoli monetari da parte della Bce. Le ultime previsioni "risalgono al 12 agosto scorso", ha puntualizzato Draghi. Quindi tutto quello (di negativo) che è accaduto successivamente, a cominciare dalla Cina, "è potenzialmente un rischio al ribasso" per queste stime.

In conclusione, e anche in sintesi, la situazione è piuttosto ingarbugliata, lo abbiamo già rilevato ieri osservando diverse contraddizioni pur di nascondere il fallimento della Finanza nella condotta delle sue strategie.

Abbiamo scritto all’inizio che le variazioni percentuali sulla stime di crescita del Pil non sono negative al punto tale da destare preoccupazione, è tuttavia utile ricordare che nelle condizioni economiche attuali perdere mezzo punto di Pil significa perdere un punto intero di crescita.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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