Caso Pantani, Bruzzone: "Elementi sconcertanti, troppe persone volevano la sua morte"

05 agosto 2014 ore 16:11, Adriano Scianca
Caso Pantani, Bruzzone: 'Elementi sconcertanti, troppe persone volevano la sua morte'
"L'indagine su Pantani sconcerta, c'erano elementi che andavano approfonditi già dieci anni fa. Ma attenzione: di indagini fatte male ne ho viste tante, non credo al complottismo". La criminologa Roberta Bruzzone saluta con piacere le rivelazioni che potrebero fare nuova luce sulla scomparsa del ciclista trovato morto il 14 febbraio 2004 nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. Bruzzone, cosa pensa di queste rivelazioni?  «Ci sono elementi che sconcertano, a cominciare dal quantitativo di cocaina trovato nel suo corpo, sei volte superiore a quello necessario per indurre una overdose accidentale. Poi ci sono le condizioni della stanza, che farebbero pensare a una colluttazione. Dei segni sul suo corpo ancora tutti da spiegare. Insomma, ci sono molti elementi da approfondire». A questo punto quel che sarebbe interessante sapere è in quale contesto possa essere maturata questa morte... «Sappiamo che Pantani aveva problematiche importanti. Aveva dei problemi con la droga. Inoltre si era scontrato col mondo del doping. Parlando aveva la capacità di scoperchiare il vaso di Pandora». Ai tempi della sua esclusione dal Giro si parlò di dati truccati, di una sconfitta voluta da qualcuno, forse per questioni di scommesse... «Io direi che tutti gli ultimi anni di vita del ciclista sono popolati di vicende, eventi, personaggi che andavano approfonditi prima. La gente che aveva interesse a farlo tacere poteva essere molta. Sono tutti elementi che andavano approfonditi ed è grave che lo si faccia solo oggi». Le indagini sembrano essere state tutt'altro che impeccabili... «Se è vero che nella stanza del decesso non sono state prese le impronte digitali e non sono stati fatti tutti gli esami del caso potrebbe essere troppo tardi, mi auguro che non sia andata così». Quindi, in una morte piena di misteri, le indagini costituiscono un mistero ulteriore. «Ma certo, l'indagine stessa va spiegata». Anche dietro questa superficialità investigativa potrebbe esserci una sorta di “complotto”? «Io non credo al complottismo investigativo. In quindici anni di lavoro ho visto troppe indagini fatte male. Ora sono al lavoro sul caso di una donna morta a Rimini. Un decesso archiviato come suicidio ma che potrebbe nascondere altro. Insomma, non c'è bisogno di ipotizzare indagini pilotate sul caso Pantani...». Cambiando argomento: la Dia ha mandato un'informativa al Parlamento su una recrudescenza dell'attività mafiosa. Le che ne pensa? «Si tratta di una ulteriore conferma di ciò che si dice in giro da tempo. Siamo nella morsa della criminalità organizzata, il pericolo denunciato dalla Dia mi sembra fondatissimo. Basta guardarsi attorno...».        
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