EDITORIALE: Renzi, Berlusconi e Raggi: ecco i vostri compiti per le vacanze

05 agosto 2016 ore 11:01, Fabio Torriero
Paura estiva. In attesa del prossimo “autunno caldo”, ecco i compiti per le vacanze che spettano alla nostra classe dirigente. 

COMPITI DI RENZI. Dovrà ripassare molto per dimostrare che la sua “rivoluzione italiana”, per molti aspetti mutuata da Berlusconi, è realtà e non annuncio pubblicitario. I numeri dell’economia e del lavoro sono in bilico. Matteo deve lavorare sulla individuazione di nuove tutele e garanzie sociali (la flessibilità non è precarietà). Non si possono vendere gli stessi contratti (a tempo e voucher) due volte. E col referendum di ottobre vedremo se il popolo italiano (visto che il suo governo “non eletto”, non “scelto dai cittadini”, è stato nominato dall’alto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano; e il suo programma non è stato mai sottoscritto da nessuno), approverà la riforma costituzionale. Una cosa è certa, e il premier dovrà pensarci a lungo: il combinato disposto tra la sua riforma e l’Italicum (il nuovo sistema elettorale), connota una Repubblica direttoriale: dicono niente Camera unica, partito unico, maggioranza unica? Sembra tornato il tempo della legge Acerbo. Questo “Partito della Nazione” (che ha portato il Pd a destra e il berlusconismo a sinistra), decollerà? Si rafforzerà col nuovo fronte moderato (ex Scelta Civica e Ala), o darà più ascolto alla sinistra doc? La base neo-post-comunista quanto sopporterà? E poi i valori. Renzi deve sapere che sui temi etici non deve esagerare. Se va avanti come un turbo nella costruzione della “società radicale di massa” (basta unire i provvedimenti approvati e in calendario, dalle unioni civili alla legalizzazione delle droghe leggere, dallo ius soli alle adozioni gay, dai matrimoni gay all’eutanasia, dal divorzio lampo al doppio cognome), si allontanerà sempre più dalla tradizione italiana, che ha nell’identità cristiana, una componente sociale costituiva. Tutte riflessioni che Renzi dovrà e deve fare. 

COMPITI DI BERLUSCONI. Il Cavaliere, tornato in sella, deve chiarire ai suoi in modo definitivo da che parte stare. Non può
EDITORIALE: Renzi, Berlusconi e Raggi: ecco i vostri compiti per le vacanze
riprendersi i transfughi che lo hanno lasciato, tradito, per supportare il Patto del Nazareno, per poi ritraghettarli, magari in funzione anti 5Stelle, in un nuovo Patto 2.0. Lo sappiamo che il tema è la sopravvivenza delle sue aziende, ma il bene comune è un’altra cosa. Dopo Toti, ora Silvio ha lanciato Parisi per scrivere la nuova Forza Italia. Ma il tema è quale centro-destra. Il modello-Milano è sbagliato: sarebbe la riproposizione di un’eterna Casa delle Libertà, ossia un’ammucchiata, un’Armata Brancaleone, con dentro tutti (dalla Lega ai moderati), unicamente per vincere. Ma destinata, per la sua eccessiva eterogeneità, a non governare. Questo è stato il vulnus del centro-destra berlusconiano dal 1994 in poi. La governabilità coerente nasce dalla omogeneità culturale. Ad esempio, sul diritto alla vita, i valori non negoziabili (a partire dalla difesa della famiglia-società naturale), l’euro, la Ue, l’immigrazione, la sicurezza, l’identità italiana, il ruolo dello Stato: è possibile arrivare ad una vera sintesi? Si possono conciliare, accordare, liberali, liberisti, sociali, moderati, radicali, nazionalisti, europeisti, cattolici, laici? Il modello-Roma (Lega e Fratelli d’Italia) non è stato sufficiente. Ma almeno ha avuto il merito di essere omogeneo. Il nuovo centro-destra, quindi, dovrà reggersi su valori condivisi. E attenzione al mito dei moderati: si vince andando al centro, perché al centro ci sono gli indecisi. Gli indecisi si conquistano con ricette, programmi e identità forti, individuabili, riconoscibili. I fronti moderati annacquati, per prendere tutti, fanno il gioco dei grillini. 

COMPITI DI GRILLO, DI MAIO E DELLA RAGGI. Finita la stagione della protesta, adesso i 5Stelle dovranno far capire di essere maturi per trasformarsi in forza di governo. Domanda: il populismo moralista può amministrare? Una cosa l’abbiamo capita: non contempla mediazioni (dialogo con altri partiti). e la democrazia diretta (la rete-sovrana), il loro dna, è intrinsecamente anti-parlamentare. Questo dna è pure il loro punto debole. Se si imposta la propria vita sulla moralità, basta solo un sospetto di corruzione per cadere pesantemente (sindrome-Pizzarotti). Se si vive la politica come una religione salvifica, alle prime difficoltà operative, ad esempio la Raggi sull’emergenza romana dei rifiuti, si produce l’effetto opposto: tante aspettative, tanta rabbia contro. La sensazione è che la Raggi stia subendo il verticismo del suo Direttorio e l’ostruzionismo dei poteri forti (corrotti) capitolini. Se la spunterà, sarà vincente per molto; se cadrà farà cadere pure le velleità governative dei grillini. Di Maio, intanto sta studiando: frequenta le lobby e pensa di proporre un registro per renderle palesi. Grillo sembra aver fatto un passo indietro. L’Appendino sta rivelando la natura giacobina del partito (basta decodificare la piattaforma Rousseau): assessorato “alle Famiglie”, totale laicizzazione della linea politica della Giunta. Un avvertimento per quella Cei e quei cattolici decaffeinati, sempre pronti a innamorarsi dei moralisti, abdicando ai loro valori di fondo.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]