Perché Pier Silvio Berlusconi non può digerire la tegola Vivendi

05 agosto 2016 ore 11:56, Luca Lippi
Già il 26 luglio Mediaset in una nota agli investitori ha comunicato di avere ricevuto una nota del tutto inaspettata dall’imminente partner strategico: Vivendi propone uno “schema alternativo” dell’operazione. Schema che va decisamente a stravolgere il contenuto del contratto firmato dalle due società in data 8 aprile 2016. L’accordo prevedeva una partnership da realizzarsi tramite scambio azionario: il 3,5% di azioni Vivendi in cambio del 3,5% di azioni Mediaset più l’89% di Premium (con il restante 11% in mano a Telefonica e il cui trasferimento sarebbe avvenuto in un momento successivo). In aggiunta a ciò, una clausola di lock-up, in virtù della quale ciascuna società avrebbe dovuto detenere la partecipazione nell’altra per almeno 3 anni, e la possibilità in questi tre anni, per Vivendi, di passare dal 3,5% a -massimo- il 5% del capitale Mediaset.
Passano 15 settimane e i francesi ci ripensano. Con la nuova proposta, che mantiene inalterato lo scambio azionario del 3,5%, fanno sapere di volere solo il 20% di Premium, e che al contempo gradirebbero arrivare fino al 15% di Mediaset, attraverso un prestito obbligazionario convertibile, entro tre anni, in azioni. Per non lasciare spazio al dubbio, il Ceo di Vivendi Arnaud De Puyfontaine comunica anche verbalmente che in ogni caso “non intende onorare il contratto stipulato”.

Perché Pier Silvio Berlusconi non può digerire la tegola Vivendi

L'amministratore delegato del gruppo di Cologno Monzese, Pier Silvio Berlusconi si dimostra amareggiato e in un’intervista rilasciata al Financial Times, a proposito delle cause legali, civile e penali, minacciate contro Vivendi, dopo che il gruppo francese ha chiesto di rivedere il contratto firmato sul passaggio di proprietà di Mediaset Premium, dichiara: "E' stata una spiacevole sorpresa. L'argomento che non conoscevano i conti - ha sottolineato - non regge. E' ridicolo. Il contratto è vincolante. La loro nuova proposta, inviata il 25 luglio, ha completamente cambiato i termini. I francesi avranno comunque maggiori difficoltà a trovare un altro partner rispetto a noi". Poi, sulla situazione del mercato dei media in Italia, Pier Silvio Berlusconi ha concluso: "E' diventato molto complicato e iper competitivo. Ci sono grandi operatori che operano in Italia, come Sky e in chiaro. Si tratta di un mercato dei media che è diventato sovraffollato. Ma stiamo cominciando a vedere la fine della crisi".

autore / Luca Lippi
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