Peter Praet alla Luiss, per l'economista belga l'euro è stato un fallimento

05 aprile 2016 ore 12:20, Luca Lippi
Intervento di Peter Praet invitato dalla Luiss per una lezione breve sul funzionamento e la politica monetaria della Bce. 
Ma chi è, Peter Praet? Economista belga di 66 anni, in passato (6 ottobre 2015) sparò i "siluri" contro la moneta unica ma è tutt'altro che un falco: dentro alla Bce non è uno degli avversarsi di Draghi. Anzi, è stato proprio Super Mario a nominarlo capo economista il 3 gennaio 2012, preferendolo a candidati più quotati, come il tedesco Jorge Asmussen e il francese Benoit Coeré. Eppure in ottobre pronunciò parole ben diverse da quelle di Draghi, che nei giorni più bui della crisi greca si spinse ad affermare che l'euro deve essere difeso "whatever it takes", a qualunque prezzo. No, per il capo economista della Bce l'euro è stato un fallimento. Un fallimento che ha raccontato in pubblico, per filo e per segno, con una lunga sequela di grafici con cui ha dimostrato come la moneta unica sia stata una sciagura.

Peter Praet alla Luiss, per l'economista belga l'euro è stato un fallimento

Alla Luiss ieri ha detto: “Garantire il raggiungimento dei nostri obiettivi di stabilità dei prezzi". La Bce ha posto come target il 2% circa di inflazione, e questo dato Peter Praet lo espone come l'allarme nel corso della lezione all'Università Luiss, a Roma, assicurando che la banca di Francoforte è pronta ad usare ogni mezzo, se necessario, per raggiungere l’obiettivo.
In sintesi Praet, ritiene che il ritardo, o peggio ancora, l'inerzia, costringerebbe domani a interventi più costosi per riportare la situazione sotto controllo. Perché l'unico modo di bilanciare eventuali ulteriori cali dei tassi sarebbe comprimere redditi e investimenti. Il dato di febbraio, su base annuale, è risultato peggiore del consenso, visto che gli economisti si aspettavano un calo dello 4% nei dodici mesi. "E' per questo motivo che abbiamo reagito con forza per raggiungere il nostro obiettivo e continueremo a farlo anche in futuro se necessario", ha aggiunto. "Non condivido una politica che indebolisce la parte già debole della popolazione".
E’ vero che l’obiezione potrebbe essere che un conto sono le politiche monetarie e altro è il parere di un fondamentale membro della Bce sulla moneta unica, però che senso ha praticare politiche monetarie come forma di accanimento terapeutico se poi di fondo si è già detto che la moneta unica è la più grande sventura che si possa mai immaginare? 

Non lo diciamo noi che da tempo riteniamo di dover rimanere perché ormai ne abbiamo scontato tutti gli effetti siano essi negativi o positivi, ma lo dice Preat. Dal sito del Wall Street Italia del 7 ottobre 2015 si legge uno degli uomini agli apici dell'Eurotower afferma che la moneta unica è un fiasco. 
Lo ha fatto nel corso di una conferenza in Germania, dove ha spiegato che, da quando è stato introdotto l'euro, l'economia di Eurolandia è andata sgretolandosi. E per confermare le sue teorie ha diffuso una serie di esaustivi grafici, in cui si confrontavano le situazioni di Usa ed Europa (inutile sottolineare come il Vecchio Continente perdesse su tutta la linea).
In estrema sintesi, Praet dimostrava che le aspettative di crescita dell'economia europea continuavano a diminuire insieme al livello di produttività (all’epoca più bassa rispetto al 2007) e poi le cifre del credit crunch, il crollo dei prestiti bancari. Inutile riportare la sua visione sulla disoccupazione già all’epoca schizzata in tutta Europa da che moneta unica fu. Nell'analisi Praet lasciò intendere come il suo stesso istituto, per statuto, possa fare ben poco contro la disoccupazione (a differenza della Fed Usa ha come solo obiettivo e margine d'azione la stabilità dei prezzi): un'altra critica, e neppure troppo velata. L’articolo del WS Italia non fu mai smentito, e allora chi è Peter Praet il “poliziotto cattivo” nella strategia della Bce? 

autore / Luca Lippi
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