Direzione Pd, Geloni: "Emiliano un renziano (come Bassolino) e ieri più voti contro Renzi"

05 aprile 2016 ore 12:47, Lucia Bigozzi
“Cuperlo ha ragione. Renzi ha più la maniera del capo che del leader”. “Da ieri, ci sono stati voti contro la relazione del segretario anche da parte dei renziani: consiglierei al gruppo dirigente di non considerarli uno specchio della reale forza di Renzi”. Due passaggi sui quali Chiara Geloni, giornalista vicina all’area dem, incardina l’analisi sul partito e il renzismo all’indomani della direzione al Nazareno. Nella conversazione con Intelligonews, individua ‘scricchiolii’ nella maggioranza del leader. 

Per Cuperlo “Renzi non è un leader”. Per lei lo è o no? 

«A me stupisce un po’ lo stupore con cui vengono accolti gli interventi di Cuperlo e Speranza. Questa direzione è stata convocata all’indomani delle primarie con l’accusa alla minoranza di una sorta di sabotaggio per aver sostenuto che l’affluenza alle urne a Roma era stata bassa. Il presidente del partito aveva dichiarato a proposito della minoranza interna ‘li asfaltiamo’, ovvero asfaltiamo anche chi si azzarda a sostenere candidati che non hanno vinto le primarie; poi si è visto che non c’è nessun candidato del Pd contro quelli che hanno vinto le primarie e non c’è alcun esponente della direzione che sostiene candidati contro il Pd. Quindici giorni fa, prima di rinviare la direzione a causa dell’incidente stradale in Spagna, Renzi aveva detto davanti ai ragazzi della scuola di formazione del partito: andiamo in direzione e facciamo i conti con chi mi critica»

C’è perfino il referendum sulle trivelle: non c’è pace al Nazareno?

«Anche qui, è stata decisa la posizione del Pd che è di astensione; posizione mai discussa in direzione e alla richiesta di spiegazioni da parte di Speranza, i vicesegretari hanno risposto con un comunicato in cui dicevano sostanzialmente di aver deciso così e rispetto a chi non è d’accordo o non si adegua, avevano aggiunto: vedremo in direzione chi ha i numeri, intendendo così la ratifica della loro decisione. Infine, la direzione arriva con il caso delle dimissioni di un ministro, la Guidi. Con queste premesse ci vogliamo stupire che si sia manifestata qualche protesta della minoranza per come viene gestito il partito, per come vengono convocate le riunioni, per il linguaggio del gruppo dirigente e le modalità politiche di guida del partito? Io non mi stupisco che alcuni interventi abbiano manifestato critiche anche forti».

Non ha risposto: Renzi è un leader o no? 

«Penso che ciò che ha detto Cuperlo sia giusto. Renzi ha più la maniera del capo che del leader. Penso che un leader è soprattutto chi è capace di rappresentare la sua comunità unendola intorno a indirizzi, parole d’ordine, persino legami sentimentali che lui indica e di cui è responsabile, ma che comunque riesce a unire la sua comunità su un indirizzo politico: questo è un leader»

Nonostante le accuse, però, Renzi vince sempre. Ma c’è anche chi sostiene che sia solo questione di tempo e che alla fine si andrà al voto anticipato nel 2017. Scenario credibile?

«Anzitutto e ovviamente, Renzi in direzione vince sempre: ha una maggioranza fortissima e non è che si va in direzione per vedere chi ha la maggioranza; si sa chi ha la maggioranza. Semmai il fatto nuovo di ieri, è che si sono manifestati dei voti contrari alla relazione del segretario, un gesto forte se si pensa che nonostante le tensioni non comincino oggi, la minoranza aveva quasi sempre scelto di astenersi o non votare le relazioni del segretario. Ieri, invece, ci sono stati dei voti contrari, pochi ovviamente, ma diciamo che tracciano una riga, dicono che c’è un dissenso sulle cose dette, sul modo in cui il partito viene gestito. E dentro quei 13 voti, c’è anche quello di Emiliano che è un renziano, ha votato Renzi al congresso. Questo dimostra che se si parla di contenuti, se arriva al pettine qualche nodo della vita del Pd, si vede che non è solo la gelosia di qualcuno o l’antipatia dei gufi, ma che ci sono contraddizioni e dissensi che riguardano anche parti del Pd che avevano creduto in Renzi. E sui numeri della maggioranza consiglierei al gruppo dirigente, se ascoltasse qualche consiglio, di non considerarli uno specchio della reale forza di Renzi, perché dietro c’è una realtà un po’ più complessa»

Ipotesi voto anticipato al 2017: verosimile o no?

«Non so rispondere perché nel 2016 ci sono appuntamenti importanti: un referendum abrogativo, una tornata elettorale importante, un referendum costituzionale; quindi prima di sapere come si chiuderanno queste tre partite per poi aggiungere la questione del governo del Paese, la ripresa economica, un’eventuale manovra aggiuntiva, una possibile gestione di una nuova ondata migratoria, ci sono un po’ troppe incognite per fare previsioni sulla legislatura»

Se da una parte c’è Cuperlo contro Renzi; dall’altra c’è Emiliano contro Renzi sul dossier trivelle. Ci sono due Pd “trivellanti”?

«No. Emiliano è un renziano come lo è Bassolino che aveva presentato un ricorso sulle primarie a Napoli che nessuno si è degnato di esaminare e nonostante tutto ha deciso di non rompere con il partito; così come altre figure renziane che non sono convinte del tutto - è normale in un partito - sulle modalità di gestione del partito. Non ci sono due Pd; anzi ieri il Pd ha dimostrato di essere un partito che rispetto a ciò che è stato un eccesso di conformismo in questi due anni di riunioni, spesso diventate un elogio e una gara a presentarsi come i più entusiasti sostenitori di Renzi, è possibile fare riunioni in cui si discute e non si è sempre d’accordo col leader il quale deve misurarsi con questa realtà. Non ci sono sabotatori di Renzi nel Pd ma persone che vogliono continuare a pensare con la loro testa. Mi pare che dopo ieri, forse siano un po’ più di prima». 

Come risponde a Gentiloni per il quale c’è il sospetto che qualcuno nel Pd abbia la “sindrome dell’usurpatore”?

«Gentiloni fa molto bene il ministro degli Esteri e dovrebbe avere più rispetto per il suo ruolo istituzionale. La ‘sindrome dell’usurpatore’ ce l’hanno quegli amici di Rutelli che 4 giorni dopo la vittoria di Bersani al congresso, hanno lasciato il partito salvo rientrare quando Bersani non è stato più segretario del partito»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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