Allarme FMI, dopo la crisi arriva il "nuovo mediocre" e riguarda anche l'Italia

05 aprile 2016 ore 16:59, Luca Lippi
Christine Lagarde prima dice che non siamo in crisi e poi ammonisce che la crescita è troppo lenta. Due affermazioni che contrastano nei termini e anche nella pratica. Cerchiamo di fare chiarezza poiché la sintesi giornalistica deve aver fatto un po’ di confusione.
Da qualche settimana stiamo attendendo il comunicato del nuovo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale (le Borse lo hanno già anticipato) da cui si attende un taglio radicale delle stime di crescita mondiale. Il dato non è così catastrofico, poiché non siamo in concorrenza con Saturno, che la stima di crescita mondiale sia in flessione è il classico mal comune mezzo gaudio.
In concreto se l’economia mondiale retrocede il problema principale è per chi fonda l’attesa di crescita sulle esportazioni, scendendo il ritmo di crescita mondiale, significa che anche i paesi emergenti stanno subendo una battuta di arresto e quindi entrano in clima di dieta dopo la voracità di energia e materie prime espressa nei mesi passati.

Allarme FMI, dopo la crisi arriva il 'nuovo mediocre' e riguarda anche l'Italia
Il direttore generale dell'istituto (Fmi) avverte: "Le prospettive globali si sono ulteriormente indebolite negli ultimi sei mesi, esacerbate dal rallentamento relativo della Cina, da prezzi più bassi delle materie prime e dalla prospettiva di condizioni finanziarie stringenti in molti Paesi", e dunque è come abbiamo appena scritto. 
Christine Lagarde sottolinea come la ripresa dell'economia mondiale continui ma resta "troppo lenta, troppo fragile, con i rischi alla sua tenuta che stanno aumentando".
Il rischio è che "una crescita che resta contenuta in modo persistente possa auto-rafforzarsi attraverso effetti negativi sulla crescita potenziale la cui direzione potrebbe essere difficile da invertire". Per questo Lagarde sostiene che è aumentato il rischio di rimanere intrappolati in quello da lei definito il "nuovo mediocre". 
La mediocrità è una sventura assai più perniciosa della crisi economica, e allora Christine Lagarde sta parlando a nuora perché suocera intenda, chi è la nuora e chi è la suocera? Al momento non è dato sapere, sta di fatto che dopo il colpo non troppo a salve, prosegue dicendo che: "Siamo in allerta, ma non c'è allarme". Anche perché "dopo le turbolenze di inizio anno, l'umore è migliorato grazie a ulteriori stimoli della Banca centrale europea, a un cambiamento apparente in favore di rialzi dei tassi più lenti da parte della Federal Reserve, a prezzi del petrolio relativamente stabili e a una fuga dei capitali dalla Cina più lenta".
Il direttore generale del Fondo invita comunque a non essere compiacenti: "Nell'assenza di azioni decisive per affrontare i problemi persistenti, i rischi al ribasso restano e probabilmente sono aumentati". Per questo invita "i legislatori ad affrontare le sfide e agire insieme" e a non considerare in modo isolato i rischi che le varie economie, avanzate ed emergenti, devono affrontare perché quei rischi possono "causare effetti-contagio che superano i confini con maggiore frequenza e forza come mai visto prima".
Un altro fattore di rischio citato da Lagarde è l'incremento delle inuguaglianze: a questo proposito ricorda che le 62 persone più ricche al mondo possiedono il patrimonio dei 3,6 miliardi di individui più poveri. "Anche se l'inuguaglianza su scala globale è scesa, non sorprende che abbondi la percezione secondo cui le carte sono dispiegate in sfavore dell'uomo e della donna comune e a vantaggio delle elite". 
"Queste frustrazioni stanno spingendo le persone a mettere in dubbio le istituzioni e le norme internazionali costituite. Per alcuni, la risposta sta nel chiudere i confini e ritirarsi nel protezionismo". Eppure, conclude, "la storia ci insegna che questo sarebbe un percorso tragico. La risposta alla realtà di un mondo interconnesso non è la frammentazione. E' la cooperazione". Anche per rinvigorire la crescita globale.
In conclusione il Fmi non resiste a fornire direttive su come procedere nell’evoluzione delle politiche monetarie delle varie aree monetarie e soprattutto cerca di sfidare le politiche economiche europee, che ne penserà Mario Draghi e la sua Bce, peraltro sempre più infestata di conflitti interni?
autore / Luca Lippi
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