Il popolo del rock ricorda un mito: Kurt Cobain. Dopo 22 anni è ancora mistero

05 aprile 2016 ore 19:51, Andrea Barcariol
La sua morte, a soli 27 anni, dopo una serie di giorni in cui l'artista mostrò comportamenti molto strani, ha costituito un evento cruciale per un'intera generazione. Anche per questo Kurt Cobain è uno dei miti della musica. Il cantante è morto il 5 aprile di 22 anni fa con un colpo di fucile alla testa a Seattle ma il suo suicidio - dovuto alla depressione e all'abuso di droghe e stupefacenti - viene ricordato ogni anno da tanti fan che continuano ad apprezzare il suo talento e la sua musica. Anche oggi sui social network sono in molti ad aver postato frasi delle sue canzoni, foto e video con l'hashtag #KurtCobain. Tante le frasi storiche del poeta maledetto del rock. "Mettere il proprio nome su un disco non conta un cazzo. Chiunque lo può fare, ma c'è una grande differenza tra raggiungere la notorietà e conquistare il rispetto di sé attraverso la musica". Con la sua band, i Nirvana, Cobain, Novoselic e Grohl, chitarra, basso e batteria avevano dato vita a una formula rock micidiale come non si vedeva dal punk di metà anni 70 e raccoglievano i frutti di un successo mondiale e inaspettato visto che nei primi anni di carriera il gruppo non si era riuscito a imporre e i concerti non facevano mai registrare un sold out.

Il popolo del rock ricorda un mito: Kurt Cobain. Dopo 22 anni è ancora mistero
Il folle periodo autodistruttivo di Cobain era iniziato proprio nella capitale, il 2 marzo del 1994, quando a nella suite all'Excelsior di Via Veneto, andò in overdose. Cobain fu portato prima al pronto soccorso e successivamente al Policlinico Umberto I. Salvato grazie a un cocktail di farmaci, fu trasferito la mattina seguente all'American Hospital. Qui rimase in coma farmacologico per tutta la notte, ma dopo qualche giorno si riprese. Courtney Love, la controversa moglie dell'artista, dichiarò in seguito che l'incidente era stato un primo tentativo di suicidio del marito. Tornato negli Usa, Cobain si racchiuse nella sua solitudine e passò sempre più tempo da solo a drogarsi. Il 18 marzo, Courtney telefonò alla polizia temendo il suicidio del marito, che si era chiuso a chiave in una stanza armato di una pistola. Al suo arrivo, la polizia confiscò alcune armi da fuoco e una bottiglia di pillole appartenenti a Cobain, di cui tuttavia negò di essere il padrone assicurando di non aver tentato il suicidio, ma di fuggire dalla moglie. Lo stesso mese, Cobain accettò di sottoporsi a un programma di disintossicazione. Ma presto fuggì e tornò a Seattle, la sua città. Il 3 aprile, Courtney Love contattò un investigatore privato, Tom Grant, e lo incaricò di ritrovare il marito. Il giorno seguente diffuse un comunicato per la scomparsa di Cobain sotto il nome della madre del cantante. La mattina dell'8 aprile 1994, il corpo di Cobain fu trovato da Gary Smith, un elettricista, nella serra presso il garage nella sua casa sul Lago Washington. Qualche mese fa le foto del fucile con cui si uccise sono state rese pubbliche dalla polizia di Seattle: mostrano il detective della sezione "cold case" Mike Ciesynski mentre tiene in mano l'arma con differenti angolazioni. Si tratta di un fucile a pompa modello Remington M-11 calibro 20 comprato per il musicista di Aberdeen da Dylan Carlson, frontman degli Earth e suo grande amico.
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