La password della settimana: presepio da "presepium"...

05 dicembre 2015 ore 8:00, Paolo Pivetti

La password della settimana: presepio da 'presepium'...
La cronaca di questa settimana ci porta l’eco di un’infuocata polemica sul presepio, cioè su una tradizione così radicata proprio perché così antica. Fu un’invenzione di san Francesco per celebrare con il linguaggio dell’arte popolare il dies natalis Christi, cioè, secondo il latino ecclesiastico del Medio Evo, il “giorno natale di Cristo”. Forse ispirandosi agli spettacoli sacri cui il popolo assisteva sul sagrato delle cattedrali, Francesco ideò quella ricostruzione plastica della scena della natività che poi la tradizione popolare si è incaricata di tramandare fino a noi.

Il nome presepio viene da un vocabolo latino che propriamente significa “stalla” e anche “greppia”, “mangiatoia”: praesepium, con la variante presepe da cui anche in italiano presepe, composto dal prefisso prae, “davanti” e dal nome saepes, “siepe”. Alla lettera, un recinto limitato da una siepe, cioè l’ovile o, in senso ancor più ristretto, la mangiatoia degli animali nella stalla.

È facile percepire, dentro questa parola che la storia cristiana ci consegna, una forte carica di emotività e d’intimità.

Dobbiamo però riconoscere, o meglio scoprire con incredula sorpresa, che molta della nostra gente da tempo non ne poteva più di questa deriva di sentimenti religiosi; non vedeva l’ora di disfarsi di questo retaggio di un passato medievale così marcatamente e arcanamente cattolico. Col pretesto del rispetto per la religione degli altri c’è chi, in alcune scuole, asili, luoghi pubblici, è passato all’azione. Via la Madonna e san Giuseppe, via il Bambinello, l’asino e il bue, e tutta la corte di pastori e pecorelle: via, relegati finalmente in soffitta ad accumulare la polvere che li attende nei futuri secoli di laicità.

Ai credenti viene chiesto di arretrare, di chiudersi, con i segni del proprio culto, in casa propria. E cosa rispondono i credenti? Ecco cosa risponde, per esempio, monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova: “Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace e pur di mantenerci nell’amicizia”. E aggiunge:”Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni”.

Pace, amicizia, tranquillità, relazioni fraterne...

Ma stiamo attenti a non dimenticare che quel Bambinello che siamo disposti a mettere da parte per la nostra tranquillità, quando fu grande, per farci capire qual è l’impegno del credere in lui, non esitò ad affermare senza mezzi termini: “Io non sono venuto a portare la pace, ma la guerra”. E poi, qualche passo più avanti, a conclusione della sua vicenda terrena di Dio fattosi uomo per salvare l’uomo, non accettò la vile pace di una negazione di sé stesso; non esitò a lasciarsi inchiodare su una croce. Fu il prezzo che pagò per non aver rispettato la tranquillità che gli chiedeva il Sinedrio.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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