Un “alieno” al ministero svela cosa non va nella giungla dei ministeri

05 febbraio 2014 ore 10:40, intelligo
Un “alieno” al ministero svela cosa non va nella giungla dei ministeri
“Un altro pianeta”. Quello della “burocrazia”, ministeriale e governativa, dove atterrò nel 2008 Lucio Stanca, capo dell’Ibm in Italia e in Europa. Manager con nel dna “la cultura d’impresa”, l’impatto con la “palude” dei burocrati fu forte. Atterraggio e impatto raccontato nel libro presentato oggi a Roma. Si intitola “L’Italia vista da fuori e da dentro” (edizioni del Gruppo 24ore) con prefazione di Piero Ostellino e ripercorre un viaggio “dentro” il paese, la politica, l’economia e l’incarico di ministro dell’Innovazione. Ne viene fuori uno spaccato interessante, specie sul versante della Pubblica Amministrazione. Tre esempi che fanno luce su un mondo sconosciuto ai più. L’ESORDIO AL MINISTERO. Stanca comincia con il chiedere alla direzione del personale informazioni per scegliere i suoi collaboratori e in quel momento scopre che non esiste un database dei dipendenti. "Rivolsi la richiesta, come ministro senza portafoglio, a palazzo Chigi e scoprii subito che la mia richiesta non poteva essere esaudita, semplicemente perché non disponevano di una base dati delle competenze dei dirigenti statali", racconta Stanca. Che fare? “Non mi rimase che seguire l’antico metodo delle segnalazioni, del passaparola, insomma del tam-tam nella giungla ministeriale”. CREDITO ILLIMITATO. Altro momento topico del suo viaggio all’interno della giungla ministeriale. Lo informano che dovrà essergli consegnata la carta di credito in dotazione a ciascun ministro. Ed ecco cosa succede: “Poiché mi accorsi che mi veniva data solo la carta, chiesi subito quando avrei potuto ricevere una guida al suo uso, per essere sicuro di attenermi alle regole e di rispettare i limiti di spesa. Con mia grande sorpresa appresi che non era disponibile alcuna guida e che l’uso della carta era lasciato al buon senso del suo possessore. Alla domanda se comunque fossero fatti dei controlli a posteriori sulle spese effettuate e da quale ufficio, ricevetti risposte vaghe e certamente non esaurienti, almeno dal mio punto di vista”. PREMI PER TUTTI. Nuovo capitolo, nuova scoperta. Stanca deve firmare le valutazioni dei dirigenti per la liquidazione del loro premio retributivo dell’anno precedente. Allora “l’ingenuo” ministro chiede “quale percentuale di dirigenti non avesse maturato il cento per cento del premio. Ero davvero curioso di conoscere come il merito veniva gestito negli uffici pubblici. La risposta fu per me sorprendente: nessuno! Tutti avevano meritato l’intero premio. Cercai di sottrarmi alla firma perché avevo ben compreso che la determinazione del premio attuale era stato interpretato come un vuoto adempimento burocratico, senza alcuna efficacia. Il mio collaboratore fu inflessibile nel pretenderla, perché era la legge a richiederla”. CIASCUNO PER SE’. Altra tappa fondamentale: le riunioni del Consiglio dei ministri. Bastano poche riunioni per far comprendere a Stanca “che il Consiglio non agiva come un’unica squadra coesa”. Il punto è che, essendo il governo sostenuto da più partiti, “era immediatamente percepibile come i diversi colleghi ministri si sentissero innanzitutto rappresentanti del proprio partito e pertanto portatori degli interessi della propria parte politica, anziché anteporre gli obiettivi comuni della squadra governativa”. La sintesi sta tra il realismo e la consapevolezza che il cambiamento è ancora possibile: c’è la presa d’atto che governare l’Italia “è realmente molto arduo e complesso”, ma nonostante tutto il paese “ce la può fare”. Ne è convinto un “alieno” in missione nel pianeta ministero.
autore / intelligo
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