No Kid Zone. Aumentano i 'luoghi' vietati ai bambini e la puerofobia

05 febbraio 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi.
No Kid Zone. Aumentano i 'luoghi' vietati ai bambini e la puerofobia
La settimana scorsa vi avevamo parlato del ristorante - pasticceria bresciano che vietava l'accesso dopo le 21 ai bambini.
Le polemiche non erano mancate e ancora non si sono placate, anzi, mentre sembra che i ristoranti che adottano la "no kids zone" si siano moltiplicati a vista d'occhio, si diffonde anche il termine "puerofobia" e la relativa avversione verso i bambini. Aeroporti, aerei, hotel, pizzerie, negozi, tutti rigorosamente "free kids". Il tutto solo per far sì che i genitori passino in santa pace il loro tempo libero. Sì, ma i bambini poi? Abbandonati nelle solite aree per loro predisposte controllati e intrattenuti da babysitter o addirittura "abbandonati" a casa insieme a nonni o chi per loro. Ma da dove nasce tutta questa avversione verso gli under 10? Tutto arriva dagli Usa sull'onda del libro della due volte mamma Corinne Maier, "Mamma pentita, No Kids. Quaranta ragioni per non avere figli", ed arrivata in Europa grazie alla furba intuizione di alcuni imprenditori pionieri, che tra i criteri di selezione della clientela di ristoranti e hotel qualche anno fa hanno cominciato a inserire un bel "Vietato l'ingresso ai bambini".  La "moda" si sta espandendo a macchia d'olio anche tra resort e ristoranti e persino nei Paesi notoriamente "children friendly" del nord Europa. In Germania, tra decine di alberghi e caffè kinder verboten, dove cioè i bambini sono banditi, sono comparsi annunci immobiliari riservati agli ältern ohne kinder, cioè adulti senza piccoli al seguito; in Austria è l'hotel Cortisen, uno dei più gettonati, a essere off limit ai pargoli; in Svezia sono moltissimi gli alberghi che non accettano prole under 12, e in Spagna la catena "Iberostar" fa pernottare solo ospiti over 14 e la "Sandals" addirittura dai 18 in su. Ai luoghi fisici fanno da corollario quelli virtuali, e non mancano le pagine su Facebook dedicate all'argomento (una per tutte: "Fuori i bambini maleducati dai locali pubblici") e i forum e i siti rigorosamente "child-free", o nati per discutere di quanto sia bello vivere senza pargoli. Non siamo più, insomma, quel Paese "family oriented" che eravamo 30 anni fa. "Da noi nessuno lo vorrà mai ammettere, ma garantisco che nei locali più trendy il bambino non è mai ben visto. Ricordo quando a Massimiliano Ossini fu impedito di entrare al Coast Music Bar di Porto Cervo all'ora dell'aperitivo perché era in compagnia dei figli piccoli", racconta Roberto Piccinelli, autore dell'annuale "Guida al piacere e al divertimento". "Da un punto di vista formale, il provvedimento non presenta criticità. Un pubblico esercizio può rifiutare una prestazione se esistono giustificati motivi che lo impongono. Gli schiamazzi, il pianto o le intemperanze proprie dei piccoli possono costituire valide giustificazioni. Inoltre, un esercente ha il diritto di caratterizzare la sua offerta, imponendo dei vincoli di accesso – sul vestiario, sul genere, sull'età, eccetera – assumendo i rischi imprenditoriali conseguenti". E' il commento del presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani.
No Kid Zone. Aumentano i 'luoghi' vietati ai bambini e la puerofobia
"Ogni vincolo di accesso pone un limite commerciale che può indebolire o rafforzare la scelta a secondo del gradimento che la stessa riceve. Inoltre –
prosegue Stoppani è da considerare che l'eventuale somministrazione di alcol ai minori effettuata dai loro genitori all'interno dei pubblici esercizi è imputabile alla responsabilità penale dell'esercente. È questa una fattispecie che rafforza il diritto a regolamentare la frequentazione dei pubblici esercizi. Il provvedimento ha anche riflessi educativi e sociali che non spetta alla Fipe commentare, ma che completano un ragionamento che giustifica decisioni che potrebbero essere non correttamente interpretate, ma assolutamente legittime". Dunque non ci sono le basi e i presupposti per "placare" questa tendenza, ma è anche vero che bisogna impegnarsi a contrastare questa nuova moda per evitare che si arrivi al punto in cui i bambini dovranno rimanere fori il locale, un po' come i cani insomma.. Fatto sta che comunque impedire totalmente l'accesso ai bambini è vietato dalla legge, ma il limite tra il "si può" e "non si può" è molto labile. E il peggio non tarderà a venire.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]