Siria, è qui che scoppierà la Terza guerra mondiale?

05 febbraio 2016 ore 9:56, Andrea De Angelis
Erdogan questa notte forse non avrà dormito, o forse avrà dormito poco. A disturbarlo è il silenzio degli Stati Uniti che fa rima, o quasi, con assenso. L'avanzata della Russia nel Paese al centro della geopolitica in questo secondo decennio del XXI secolo preoccupa non poco la Turchia, il cui ruolo nello scacchiere internazionale è sempre più delicato in questi ultimi mesi, vuoi per il terrorismo, vuoi per ciò che accade ai suoi confini nei quali ormai pronunciare la parola guerra non è più tabù.

Lo sa bene Erdogan per il quale, se nel recente passato la principale preoccupazione era quella di conquistare il potere pressoché assoluto all'interno dei confini nazionali, ora l'imperativo è quello di alzare la voce con gli altri Paesi. A partire proprio dall'America. Altro che avvicinamento all'Unione Europea. Il punto è capire quale sarà e come sarà il futuro. 
Al centro, dicevamo, la Siria. Il cui presente è imprescindibile, nel quotidiano, dalla Russia di Putin. Una Russia che rafforza la sua presenza militare in Siria, dispiegando i nuovissimi jet Su-35, punta di diamante della sua aviazione, che vanno ad aggiungersi a decine di altri cacciabombardieri e batterie missilistiche già operativi sul terreno, mentre a Ginevra prende faticosamente il via una nuova tornata di negoziati. In particolare una serie di foto satellitari del Fisher Institute israeliano mostrerebbero almeno 30 aerei da combattimento di Mosca e batterie di missili S400 e SA22 nella provincia di Latakia, roccaforte del governo siriano del presidente Bashar al Assad. I sistemi missilistici indicano un rafforzamento delle misure difensive, dovuto forse al timore di una eventuale escalation militare con la Turchia. 
A confermare il dispiegamento degli Su-35 è stato direttamente il ministero della Difesa russo. Mosca infatti ha detto di avere condotto 468 raid in Siria solo la scorsa settimana. Con la copertura dei bombardamenti russi, le forze di Damasco, sostenute da miliziani sciiti Hezbollah libanesi, hanno proseguito la loro avanzata a Nord di Aleppo e sono ora in controllo di una collina strategica dalla quale dominano l’unico accesso rimasto agli insorti tra il confine turco e la metropoli siriana. Ma diverse organizzazioni umanitarie e attivisti dell’opposizione denunciano l’alto numero di vittime civili nei raid di Mosca. 
Secondo fonti citate dalla tv panaraba Al Jazeera, tra l’altro, oltre 3.000 profughi turcomanni e arabi – tra cui molte donne, bambini e anziani – sarebbero stati costretti dai raid degli ultimi tre giorni a lasciare il campo di accoglienza di Yamadi, nel Nord della Siria, per cercare riparo in Turchia. Una sospensione dei bombardamenti governativi e russi e l’accesso di convogli umanitari a beneficio dei civili bloccati nelle aree assediate – come a Madaya, dove 46 persone sono morte di fame dall’inizio di dicembre – erano tra le condizioni poste dalle opposizioni per prendere parte alla terza tornata di trattative a Ginevra per cercare una soluzione al conflitto, che ha già provocato oltre 250.000 morti e milioni di profughi.

Siria, è qui che scoppierà la Terza guerra mondiale?
Come riporta Askanews, Mosca sta giocando le sue carte decisive in Siria, sperando di poter chiudere a breve la partita militare, ma l'interventismo russo di questi giorni non piace certo alla Turchia, che starebbe preparando un intervento militare oltre la frontiera siriana, de facto un'invasione. A lanciare l'allarme è stato il portavoce della Difesa russo generale Igor Konashenkov: "Abbiamo seri motivi per sospettare una intensa preparazione della Turchia per una invasione militare sul territorio della Repubblica araba siriana".
Ma sono giorni che circolano indiscrezioni su attività turche - in particolare lo sminamento di tratti di frontiera - a cui potrebbe seguire un'azione oltre il confine siriano. L'area che interessa Ankara è tra le città siriane Jarabulus e Marea, una striscia di territorio sulla frontiera turca lunga circa 90 chilometri occupata dai jihadisti dello Stato islamico (Isis).
Si tratta, come riportato dalla fonte, di una zona basilare per la Turchia, che vorrebbe - lo chiede da tempo, senza tuttavia mai ottenere l'approvazione dell'alleato Usa - vederla trasformata in una "zona cuscinetto" che le dia controllo sul confine con la Siria e dividere in pratica l'area a maggioranza curda. E sono tre giorni che la propaganda Isis in rete denuncia tentativi di Ankara di "infiltrasi" nel suo territorio. 

Dicevamo del silenzio statunitense. Di "tacita intesa" tra Stati Uniti e Russia per far prevalere il regime del presidente Bashar al Assad parla apertamente la stampa araba vicina alla monarchia saudita, come l'ex direttore del quotidiano al Quds al Arabi, Abdel bari Atwan, che punta il dito contro una scelta, quella di Washington, "dettata dalla priorità Usa di sconfiggere, una volta per tutte" il Califfato nero. E un cambio di atteggiamento reso necessario dall"incapacità dimostrata dall'opposizione moderata di affrontare la minaccia terroristica" dell'Isis.
Venendo alla battaglia di Aleppo, occorre precisare che questa ha di fatto sancito una pesante sconfitta dei ribelli siriani sostenuti dalla Turchia: l'esercito Islamico ed Ahrar al Sham, due milizie che rappresentano il grosso dell'opposizione cosiddetta moderata, ma che spesso si sono alleate con il Fronte al Nusra, che è la filiale ufficiale di al Qaida in Siria. 
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