Istat, su moderatamente ma le famiglie “non risparmiano”: hanno paura?

05 febbraio 2016 ore 11:37, Luca Lippi
Le prospettive economiche, e quindi la fiducia, sono percepite in maniera differente dalle famiglie e dalle imprese, quindi si configura un’evoluzione  contrastata del clima di ripresa che non accoglie un fattore fondamentale. Sia le famiglie che le imprese dovrebbero viaggiare parallele sia nei consumi sia nella fiducia sugli stessi, altrimenti c’è qualcosa che non funziona…
Intanto l’Istat non può fare altro che segnalare l’anomalia in corso, e cioè che mentre per le famiglie le prospettive su un “aggiustamento” in positivo del reddito è in aumento, dall’altra parte (imprese) non aumentano i ritmi produttivi. Noi abbiamo già scritto i dati e le prospettive reali, tuttavia per la cronaca dobbiamo riportare l’analisi dell’Istat sull’argomento. “L'economia italiana rallenta nel quarto trimestre”, ma l'indice anticipatore del Pil italiano "rimane positivo" a novembre segnando una "moderata crescita", seppure "con una intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti". Per le famiglie "gli attuali livelli del clima di fiducia si associano alla crescita del reddito disponibile, cui contribuisce l'attuale fase di bassa inflazione", mentre "per le imprese non si segnala ancora un generalizzato aumento dei ritmi produttivi in presenza di un peggioramento del clima di fiducia e una riduzione delle prospettive di crescita".

Istat, su moderatamente ma le famiglie “non risparmiano”: hanno paura?
Riguardo l’attività manifatturiera l’Istat scrive: “L'incertezza sull'intensità della ripresa dell'attività manifatturiera è attesa estendersi ai prossimi mesi. Nonostante l'incremento registrato a novembre, gli ordinativi hanno segnato una riduzione congiunturale nel trimestre settembre novembre (-1,8%) a causa delle forti riduzioni delle commesse estere (-3,3%)". 
A gennaio, spiega l'istituto di statistica, "anche il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è risultato in lieve diminuzione, caratterizzato dal peggioramento dei giudizi sugli ordinativi e sulle attese di produzione, in particolare per i beni intermedi”.
Le informazioni finora disponibili dall'Istat suggeriscono il proseguimento dell'attuale fase di miglioramento dei consumi delle famiglie: a novembre il volume delle vendite al dettaglio ha registrato un rialzo (+0,3%) trainato dalla crescita degli alimentari (+0,8%). Ulteriori indicazioni positive giungono dal moderato aumento del clima di fiducia dei consumatori di gennaio, in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata nell'area euro. 
Nel terzo trimestre del 2015 il potere di acquisto delle famiglie, misurato al netto dell’andamento dell’inflazione, è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente. L’aumento della propensione al risparmio (+0,9%) deriva da una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici più sostenuta rispetto a quella dei consumi (1,3% e 0,4% rispettivamente). L'occupazione rimane però una preoccupazione. Nonostante infatti i dipendenti a tempo indeterminato siano cresciuti, nel quarto trimestre si è verificato un arresto della crescita congiunturale dell'occupazione (-0,1%). E anche per l'inizio del 2016, le prospettive rimarrebbero deboli. "A gennaio le aspettative dagli imprenditori sull'evoluzione dell'occupazione nei successivi tre mesi sono tornate a peggiorare lievemente nel settore manifatturiero e nel commercio mentre continuano a migliorare nei servizi", ha rilevato l'Istat.

In conclusione, l’Istat non fa altro che rilevare numeri e tentare delle considerazioni, tuttavia l’evidenza dei fatti è che le famiglie non risparmiano poiché aumenta il loro reddito, ma perché l’incertezza per il futuro è sempre più grande. Motivo che le porta a non consumare come desiderato. Che ci sia un movimento positivo sull’alimentare, è questione psicologica. Da sempre la mortificazione si scarica su qualcosa di più accessibile ed è probabile che il non potere cambiare l’auto o comprare nuovi mobili si riversi sul cibo o sul consumo di sigarette e prodotti dolciari. Fattori psicologici questi naturalmente lontani dalle rilevazioni di un istituto di statistica, ma dei quali non possiamo non tenere conto. 

autore / Luca Lippi
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