Massimo Fini: "Siria? Assad non si tocca. Grave scoprire solo oggi il dittatore al-Sisi"

05 febbraio 2016 ore 13:18, Andrea De Angelis
Da un lato la Siria, con il tacito accordo o presunto tale tra Stati Uniti e Russia e il ruolo sempre più delicato della Turchia. Dall'altro la situazione politica dell'Egitto e del suo presidente Abd al-Fattah al-Sisi sulla quale ci si interroga dopo i drammatici fatti delle ultime ore. Di questo IntelligoNews ha parlato con lo scrittore e giornalista Massimo Fini...

Trova corretto dire che in Siria potrebbe scoppiare la Terza guerra mondiale?
"Non credo. Tutto sommato gli interessi della Turchia, anche se diversi, non sono tali da confliggere in modo traumatico con quelli degli Stati Uniti e lo stesso si può dire per quelli della Russia. Quelle a cui assistiamo sono schermaglie, seppur violente. Non scoppia per questo la Terza guerra mondiale". 

Non c'è un'escalation tale da portare a un simile conflitto?
"Secondo me è così. La vera miccia è un'altra e si collega a questa, ovvero la presenza dell'Isis che nell'eccidio tra le varie potenze regionali e mondiali, ovvero Stati Uniti e Russia, si espande in continuazione. Per usare una bella espressione di Marco Travaglio possiamo dire che il Califfo se la ride".

La tacita intesa tra gli Stati Uniti e la Russia, ovvero l'assenso più o meno implicito di Obama a quello che fa Putin in Siria, è un fatto che la sorprende o era abbastanza prevedibile?
"Era ampiamente prevedibile. Gli americani hanno fatto il solito errore delle linee rosse che non devono essere superate con Assad, ma è ovvio che se vuoi combattere l'Isis avrai in Assad un alleato insospettabile". 

Massimo Fini: 'Siria? Assad non si tocca. Grave scoprire solo oggi il dittatore al-Sisi'
Cosa ci dice invece sul vero e proprio caso internazionale legato alla morte in Egitto del nostro Giulio Regeni?
"Mi fa specie che tutti i giornali si siano accorti di che cos'è l'Egitto di al-Sisi soltanto dopo l'uccisione di un ricercatore italiano. Questo regime è nato da un colpo di Stato che ha visto mettere in galera il legittimo presidente, ha fatto migliaia di morti, ci sono centinaia di desaparecidos, ma essendo un alleato si è stati zitti per quasi due anni. Cioè qui scopriamo sempre l'acqua calda, su chi era al-Sisi ho scritto un pezzo un anno fa intitolato 'al-Sisi, il criminale che piace all'Occidente'. Precisamente lo scorso 31 gennaio".

Cambierà qualcosa adesso?
"Non cambierà nulla".

Se ne parlerà per un mese e poi tutto come prima?
"Per dieci giorni. Non è tanto una questione di economia, attenzione. L'Egitto è semmai un alleato, ma senza scrupoli, nella lotta all'Isis. Ci si allea anche con il diavolo, ma senza dire che è il diavolo". 

Un atteggiamento che le ricorda quello avuto con Gheddafi per lungo tempo?
"Certamente, ma forse la sua storia è ancora più grave perché Gheddafi non era sanguinario come al-Sisi. Una volta sparito Gheddafi abbiamo la situazione che è sotto l'occhio di tutti. Purtroppo non si ricorda mai chi ha destabilizzato la Libia, ovvero Stati Uniti e Francia. Ma questo vale per tutta la storia recente, dall'attacco in Afghanistan fino a Libia compresa". 


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