Adozioni gay, nella "guerra" tra pediatri e psichiatri Crepet zittisce tutti: ha ragione?

05 febbraio 2016 ore 16:35, Andrea De Angelis
Sì, no, forse. Fatto sta che, anche sulla scia del Family Day e soprattutto sul dibattito in Aula, la questione legata alla stepchild adoption continua a tenere banco nell'opinione pubblica. Al punto che anche i pediatri prima e gli psichiatri poi hanno preso, in maniera non proprio univoca, posizione. Apriti cielo: titoli di giornali a nove colonne e colpi di tweet sui social.

"Affermare che non si può escludere che la convivenza con due genitori dello stesso sesso possa avere ripercussioni negative sulla crescita armonica dei figli, non significa affermare che due soggetti omosessuali non possano garantire a un bambino affettività e standard educativi in linea con uno sviluppo normale". Lo precisa Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria, dopo il dibattito sollevato dalle sue dichiarazioni in merito alla Stepchild adoption. "Non si può escludere - aveva detto il numero uno della Sip - che convivere con due genitori dello stesso sesso abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell'età evolutiva".
In seguito la precisazione sull'opportunità di "valutare caso per caso". "Ciò che è rischioso - prosegue Corsello in una nota - è un dibattito teso a promuovere situazioni simili come assolutamente fisiologiche. Si voleva semplicemente sottolineare che su questioni di tale complessità, che implicano valutazioni fortemente individualizzate, sarebbe meglio evitare scelte determinate da norme di legge vincolanti, procedendo con equilibrio e competenza sulla base delle peculiarità di ogni situazione per garantire al meglio la tutela dell'interesse del bambino".
Adozioni gay, nella 'guerra' tra pediatri e psichiatri Crepet zittisce tutti: ha ragione?
"I pediatri sono al servizio dei bambini, non delle ideologie", gli aveva risposto Giuseppe Mele, presidente di Paidoss e Simpe (Società italiana medici pediatri). "Ritengo che le dichiarazioni del collega Corsello a proposito del Ddl Cirinnà, che andrebbe a regolare attraverso il meccanismo della cosiddetta Stepchild adoption la situazione di fatto di molte coppie omosessuali con figli - afferma - non vadano nella direzione che i pediatri si auspicano e che è quella di potersi prendere cura dei loro pazienti a prescindere da quella che è la cultura, l'orientamento, le convinzioni della famiglia di origine".
"Le società scientifiche di cui facciamo parte - conclude Mele - devono restare al di fuori dell'agone politico, se non sono in grado di presentare dati incontrovertibili in grado di affermare, al di fuori di ogni zona d'ombra, verità scientifiche acclarate. Ogni altra interpretazione rischia di esser strumentalizzata e di alienarci le simpatie di quelle stesse famiglie che, invece, abbiamo il dovere deontologico di aiutare, assistere e servire".

Ed è su quest'ultimo punto che ieri il noto psichiatra Crepet in una nostra intervista aveva invitato al silenzio. "Qui c'è un doppio problema di merito e di metodo. Innanzitutto i pediatri non si occupano di psiche e vorrei informare i lettori italiani che un pediatra si occupa di malattie locali, non di psicopatologie non avendone competenza, in quanto chi ne ha si chiama in un altro modo, ovvero neuropsichiatra infantile", aveva detto. Ribadendo poi quanto affermato in questo modo: "In nessuna parte del mondo vi sono migliaia di casi di bambini di stepchild adoption o ancor meno di uteri in affitto. Stiamo cioè parlando di alcuni casi che fra l'altro riguardano, come per l'utero in affitto, bambini piccoli perché è da poco tempo che si può fare anche laddove si può fare. Elton John non l'ha fatto vent'anni fa, il problema che io pongo nasce nell'adolescenza, non nel bambino appena nato. Il neonato non può cioè chiedere di chi è figlio, lo farà magari a tredici anni. Finché non abbiamo un grande numero di persone che hanno fatto questa domanda e le relative relazioni non possiamo parlare di metodo scientifico. Questi sono metodi scientifici, il resto sono chiacchiere da bar". Infine l'affondo: "Consiglio a chi sventola i diritti dei bambini ogni cinque minuti di farlo con competenza. Perché parlare di bambini senza competenza è un modo per non avere rispetto dei bambini medesimi". Ha ragione o no Crepet?

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