Prima volevano le nozze gay ora le adozioni: l'ultimo comandamento da Strasburgo

05 febbraio 2016 ore 21:50, Micaela Del Monte
E’ più di una sollecitazione, quasi una regola che Strasburgo vorrebbe imporre all’italica gente. Il succo è questo: se le coppie etero non sposate possono adottare i figli del partner, deve valere anche per le coppie dello stesso sesso. Parola e musica di Nils Muiznieks che a Strasburgo di mestiere fa il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa. Non a caso cita la giurisprudenza della Corte europea che definisce “molto chiara: se le coppie etero non sposate possono adottare i figli del partner, lo stesso devono poter fare le coppie gay”. Dunque, con la legge sulle unioni civili e le adozioni “l’Italia non sta creando nuovi diritti ma semplicemente eliminando la discriminazione basata sull'orientamento sessuale”. Nils Muiznieks non ha dubbi: “E’ positivo che l'Italia finalmente discuta di una legge che riconosca legalmente le coppie dello stesso sesso”. La parte negativa, invece, la individua in “tutto questo dibattito emotivo e non fattuale sull'articolo che riguarda le adozioni”. 

Prima volevano le nozze gay ora le adozioni: l'ultimo comandamento da Strasburgo
Emotivo e non fattuale, secondo Strasburbo e Muiznieks lo spiega affermando che “la discussione sull'impatto negativo che ha sul minore l'essere allevato da una coppia omosessuale è un argomento pretestuoso smentito da una crescente quantità di ricerche scientifiche”. L’auspicio del commissario è che “il parlamento italiano farà la cosa giusta e adotterà la legge sulle unioni civili permettendo le adozioni”. Dunque l’occhio attento dell’Europa sull’Italia non è solo sui conti pubblici o il patto di stabilità, la lunghezza delle zucchine e i compiti a casa da fare; Strasburgo entra a gamba tesa anche su questioni che non possono che essere di legislazione e di interesse nazionale. E il fatto di stare in Europa non sempre è un buon motivo per prendere per oro colato tutto quello che viene da Bruxelles o da Strasburgo. Ed anche la considerazione del solerte commissario Muiznieks sul fatto che con il sì al ddl Cirinnà l’Italia non sta creando più diritti ma “elimina le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale” è un giudizio bello e buono - e molto grave -  stampato come un’etichetta, un marchio spregevole, sul nostro Paese. Come se fossimo un popolo di retrogradi con l'osso fra i capelli (con tutto il rispetto per l'osso, per i capelli, e per chi lo ha portato in epoche remote e lo porta oggi). Un Paese, il nostro, che avrà tutti i difetti del mondo ma almeno discute, forse troppo a lungo, si confronta, si scontra, ma tutti possono dire la loro e farlo liberamente, anche su temi così divisivi come questo. Forse per Strasburgo i diritti sono solo quelli del “signorsì" a prescindere?.


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