Google come Anonymus: la lotta all'Isis è sul web. Come funziona

05 febbraio 2016 ore 21:40, Micaela Del Monte
Come dimostrato spesso uno dei più grandi alleati della lotta all'Isis è proprio il web. Non è un caso infatti che Anonymous si avvalga proprio di questo mezzo per diffondere la sua campagna contro il califfato. A proposito anche Google è entrato in campo scegliendo di arricchire le pagine di ricerca correlate alla Jihad e all'Isis proprio con link che combattono quest'ultime. 

Big G ha infatti messo appunto un programma pilota che prevede di individuare alcune specifiche ricerche online relative all’argomento, arricchendone le SERP (pagine dei risultati) con link verso siti e documenti che fanno informazione con l’obiettivo di arginare la radicalizzazione del fenomeno. L'idea è dunque quella di porre chi desidera trovare informazioni in merito di fronte ad una riflessione, nella speranza di portare se non ad un ripensamento almeno al mettere in discussione eventuali cattive intenzioni. Una pratica che però, inevitabilmente, si trova a dover fare i conti con le dinamiche già ampiamente discusse per quanto riguarda il diritto all’oblio: intervenire nel processo di ricerca di documenti e contenuti con un qualsivoglia filtro significa interporre un ostacolo tra l’utente che si rivolge al motore per l’indicizzazione e il contenuto cercato.

A spiegare nei minimi particolari il “come” intende Big G combattere il terrorismo, ci ha pensato nientemeno che Anthony House, il leader della divisione Public Policy Strategy di Google, tramite un’intervista rilasciata a The Telegraph. “Quest’anno metteremo a punto due programmi. Il primo serve a rendere questo genere di contenuti contro il terrorismo più accessibili, il secondo serve a far sì che, quando gli utenti digitano termini legati in qualche modo al terrorismo, vedano comparire sulla loro pagina l’annuncio sponsorizzato anti-terrorismo”.

Google è inoltre al lavoro con alcune ONG britanniche per la messa a punto del programma Google AdWords Grant, che comprende contenuti specifici anche per constrastare il terrorismo via web. La società di Mountain View ha confermato che YouTube non presenta contenuti simpatizzanti al califfato islamico e che non è l’unico colosso tecnologico a dare man forte a questa causa, come detto anche Twitter da tempo è coinvolto, e da qualche mese anche Facebook.
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