Ma che destra è quella che difende i vigili assenteisti?

05 gennaio 2015 ore 12:20, Adriano Scianca
vigili-urbani-romaContinua a far discutere la vicenda dei “vigili fannulloni” che il 31 dicembre, a Roma, avrebbero presentato falsi certificati medici disertando in massa il lavoro in una delle nottate più calde dell’anno dal punto di vista dell’ordine pubblico. I numeri, rispetto alle prime versioni dell’accaduto, si sono notevolmente ristretti e ora sulla graticola restano “solo” – si fa per dire – i 44 agenti la cui posizione risulta sospetta. Ora i presunti assenteisti dovranno presentarsi davanti alla task force composta dal comandante della polizia municipale Raffaele Clemente, alla vice Raffaella Modafferi e da altri quattro funzionari del Corpo, scelti dal vertice per accertare responsabilità ed eventuali abusi. Ai 44 si aggiungeranno forse altri sospettati individuati in queste ore. Al di là dell’esito di questa vicenda e delle singole responsabilità, resta tuttavia una questione generale tutta politica sul piatto. E stupisce che da destra non tutti abbiano percepito l’indecenza di un affronto tanto plateale che comunque – in quantità ancora da accertare – c’è stato forte e chiaro. Maurizio Gasparri, per esempio, ha dichiarato in tv che “è in corso una contestazione contro l'amministrazione, alla fine il 31 dicembre è stato un braccio di ferro, è una lotta sindacale, non un'epidemia, se ci sono violazioni si accerteranno, Marino a Roma ha sfasciato anche la polizia locale”. Su Twitter, inoltre, il senatore di Forza Italia ha apertamente parlato di “qualunquismo” a proposito di chi si indignava per la vicenda. Ma anche Francesco Storace ha cantato fuori dal coro: “I vigili che a Capodanno hanno detto no ad un’amministrazione inetta e pasticciona ci hanno rimesso di tasca loro, rinunciando a 250 euro di straordinari. I soloni che oggi discettano sull’assenteismo, dovrebbero ricordarsi che, nella pubblica amministrazione, il rinnovo degli accordi contrattuali non è una gentile concessione del sovrano ma un dovere da raggiungere con intese fra le parti”. Difendere gli assenteisti per attaccare Marino, tuttavia, significa ragionare un po’ come il proverbiale marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi. Anche perché se si crea disagio durante la notte di San Silvestro sarà il nome di Roma, non quello di Marino, a fare il giro del mondo. Del resto a una sinistra che nel dna ha la difesa dei particolarismi (un tempo di classe, oggi delle minoranze etniche e di genere) la destra dovrebbe rispondere con una cultura dello Stato e del bene comune che vince contro ogni interesse di casta, di classe, di gruppo, di clientela. Difendere quella che appare a molti come una vera prepotenza ingiustificata per tenersi buona qualche categoria sociale è una strategia che può pagare sul breve periodo ma che alla lunga va a giustificare i problemi anziché sanarli.
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