Il Francesco "di oggi" a Greccio come il Francesco "di ieri": ecco perchè

05 gennaio 2016 ore 15:27, Americo Mascarucci
Un gesto d'amore per il presepe e la riconferma della presenza dei poveri e degli emarginati nel Bambino Gesù.
Questi i motivi che avrebbero spinto Papa Francesco a recarsi inaspettatamente a Greccio, comune in Provincia di Rieti, e visitare il santuario dove nel 1223 San Francesco volle raffigurare per la prima volta la natività di Gesù. Prima di allora non era usanza allestire i presepi, ma il patrono d'Italia, durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta come raccontano le fonti francescane, trovandosi a Greggio proprio la notte di Natale sulla strada per Assisi, volle celebrare l'evento riproducendo la natività del Signore Gesù in una vera stalla, con un bambino appena nato, i suoi genitori, il bue, l'asino, la mangiatoia, i pastori in carne ed ossa. Da allora tanti secoli sono passati e oggi il presepe è addirittura diventato per alcuni "un simbolo da rimuovere"  dalle scuole o dagli uffici pubblici, perché ritenuto offensivo nei confronti delle altre e diverse fedi religiose.

Il Francesco 'di oggi' a Greccio come il Francesco 'di ieri': ecco perchè
Francesco, come ha raccontato il vescovo di Rieti che lo ha accompagnato nel pellegrinaggio e i frati francescani che lo hanno accolto nel santuario di Greccio, si è soffermato, incontrando anche un gruppo di giovani qui radunati, sul significato che San Francesco volle dare al presepe. Un significato che, sotto certi versi, può essere riassunto perfettamente nel pontificato di Bergoglio.
San Francesco volle rappresentare nel 1223 l'attenzione per i poveri e per gli ultimi della terra, ricordando all'umanità che Gesù, il figlio di Dio, era nato in una mangiatoia come la più povera delle creature, senza confort di alcun tipo, anzi circondato dalla più totale miseria. Intorno a lui a rendergli omaggio per primi erano arrivati i pastori, gli ultimi fra gli ultimi, i soggetti all'epoca più emarginati costretti a vivere nelle campagne e sgraditi nelle città perché considerati dei "poco di buono" (un pò come i profughi di oggi). Il Natale dunque per San Francesco e così anche per Bergoglio è "l'esaltazione naturale dell'opzione per i poveri" che contraddistingue "la specificità del Vangelo e la missione della Chiesa".
A distanza di tanti secoli il Francesco di oggi è dunque andato a Greccio per rendere omaggio alla felice intuizione del Francesco di ieri e per ribadire che dietro il Bambinello del presepe è necessario riscoprire l'umiltà, la sofferenza dei più poveri e riscoprire la solidarietà verso quanti soffrono le ingiustizie della terra.
Un simbolo di amore, solidarietà e fratellanza universale che oggi incredibilmente è arrivato a scandalizzare tanti benpensanti, convinti che allestire un presepe in una scuola, equivalga a diffondere messaggi di violenza o di intolleranza religiosa. 
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