Sonnolenza al lavoro? Occhio all'aria che respiri

05 gennaio 2016 ore 17:01, Luca Lippi
Non è il pranzo, non è la luce artificiale, o forse non sono solo queste due situazioni a far diminuire le capacità cognitive delle persone che lavorano o che in ogni modo conducono un’attività professionale in ambiente chiuso. Tuttavia si potrebbe anche dedurre che la causa sia anche la conseguenza del pranzo e del caffè (zuccherato) consumato durante le ore di attività, e si perché il CO2, l’elemento incriminato è anche la conseguenza della sintesi di zuccheri dei grassi e delle proteine. Di cosa stiamo parlando? Di uno studio condotto dalle università di Harvard e Syracuse, secondo il quale un accumulo eccessivo di CO2 nell’aria comporterebbe alterazioni delle performance cognitive negli ambienti di lavoro. Il CO2 in eccesso altro non sarebbe se non quel senso di aria viziata che spesso si lamenta negli ambienti chiusi dopo ore di convivenza o semplice permanenza.

Sonnolenza al lavoro? Occhio all'aria che respiri
Stando a quanto esaminato dai ricercatori delle due università, quella che comunemente qualifichiamo come “aria viziata” cioè l’accumulo di CO2, comporterebbe una diminuzione delle performance cognitive e dunque un rallentamento dell’efficienza produttiva dei lavoratori. Il limite massimo consentito di anidride carbonica dovrebbe attenersi attorno a cinquemila parti per milione (la legge fissa i limiti tra i mille e i millecinquecento). Oltre questi limiti, l’anidride carbonica accumulata produrrebbe le conseguenze negative per l’efficienza cognitiva.
Gli studiosi delle due università americane hanno sottoposto ventiquattro volontari a dei test, cercando in questo modo di analizzare le loro performance cognitive in tre ambienti differenti di lavoro, ciascuno dei quali aveva un determinato livello di anidride carbonica. Alla fine hanno stabilito che all’aumentare dei livelli di CO2 i punteggi dei soggetti sottoposti alle prove risultavano inferiori del cinquanta per cento rispetto alla media. L’aria viziata in ufficio indebolisce le abilità di usare informazioni o elaborare strategie andando ad intaccare l’efficacia dell’impegno lavorativo.
Detto questo, sarebbe il caso di aprire le finestre ogni tanto.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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