Una kazaka a Casalpalocco tra intrighi internazionali, bancarottieri e pressioni della grande finanza

05 giugno 2013 ore 9:44, intelligo
Una kazaka a Casalpalocco tra intrighi internazionali, bancarottieri e pressioni della grande finanza
di Andrea Marcigliano In genere, la grande stampa italiana presta ben poca attenzione ai destini individuali degli immigrati clandestini nel nostro Paese, limitandosi ad algide statistiche ed ancor più gelidi discorsi d’ordine generale. Parimenti, appare forse ancor meno interessata ai casi dei dissidenti politici costretti a riparare all’estero per sfuggire alle grinfie di regimi dispotici.... disinteresse antico che, ad esempio, ha a lungo ovattato, anzi passato sotto silenzio i drammi di uomini come Alexandr Solzenicyn, uno dei massimi scrittori del secondo novecento, perseguitato dal regime sovietico e trattato con colpevole sufficienza, quando non direttamente ignorato dai nostri media. Sorprende, pertanto, il rilievo che alcuni importanti organi di stampa hanno riservato al “caso” di Alma Shalabayeva, una cittadina kazaka che risiedeva in Italia con passaporto falso, ed è stata, pertanto, oggetto di un raid della polizia e della conseguente espulsione da parte della magistratura. Un piccolo fatto, che ha avuto come scenario una villa di Casalpalocco, che al massimo avrebbe potuto meritare un trafiletto nella cronaca locale dei quotidiani romani... e invece, apriti cielo! Una valanga, letteralmente , di parole, l’esecrazione dell’intervento poliziesco, la critica dell’operato della magistratura, e mica si giornaletti di quartiere... Mezza pagina (sottolineiamo: mezza pagina) sul Corriere della Sera di Domenica scorsa, un servizio sulla cronaca di Oggi.... e espressioni come “intrigo internazionale”, allusioni al rischio che la clandestina, restituita al suo Paese d’origine – dove era ricercata, con mandato di cattura internazionale, per vari reati economici – possa essere esposta al rischio di sevizie, insinuazioni sulla colpevole connivenza di Governo e magistratura con il “regime” del Kazakhstan... e tutto perché Alma Shalabayeva è la moglie di Mukhtar Ablyazov, definito “dissidente Kazako” e “oppositore del regime di Nursultan Nazarbayev”. Ora, prescindendo dal fatto che il Kazakhstan non risulta essere retto da una dittatura sanguinaria, bensì da un sistema democratico ancorché con un forte presidenzialismo, per altro mutuato da quello statunitense, e che la giovane repubblica centro-asiatica fa parte a pieno titolo di tutti i principali consessi internazionali – fra l’altro ha rivestito un paio di anni fa la presidenza dell’OSCE e ollabora con la NATO contro il terrorismo, con l’AIEA per il disarmo nucleare.... – definire il suddetto Mukhtar Ablyazov un dissidente – mettendolo quindi sullo stesso piano storico di uomini come Solzenicyn e Sacharov, appare quanto meno improprio, visto che il coniuge della “povera” Shalabayeva più che altro è un finanziere e un bancarottiere. Un cinquantenne uomo d’affari, a lungo a capo della BTA la Banca TuranAlem, che, nel 2009, ha dichiarato un clamoroso fallimento, travolgendo, o rischiando di travolgere aziende e risparmiatori non solo kazaki, ma diffusi in un’ampia area a cavallo fra Europa ed Asia. Ablyazov – già in precedenza alla guida di importanti gruppi, e legato da una serie di vincoli, sottili ma solidi, alla grande finanza internazionale - è stato accusato di bancarotta fraudolenta e si sarebbe intascato una cifra fra i 4 e gli 8 miliardi di dollari. Arrestato, è però riuscito a riparare successivamente in Gran Bretagna, dove per altro è stato sottoposto a processo da una corte britannica, che, recentemente, lo ha condannato a 22 mesi di carcere, riconoscendolo colpevole di tutte le accuse mossegli dal governo kazako. Condanna, per ora, elusa dal finanziere con l’ennesima fuga, tant’è che oggi nessuno sa dove si trovi. E, in effetti, il raid delle nostre forze di polizia a Casalpalocco stava proprio cercando l’ottimo Ablyazov, che, certo, nel 2001 aveva fondato in Kazakhstan un (fantomatico) partito di opposizione DCK Scelta Democratica per il Kazakhstan. Un raggruppamento che, però, più che un vero partito politico, rappresentava alcuni dei più importanti uomini d’affari, quelli con più forti legami con la finanza speculativa internazionale. Insomma, un comitato d’affari. A questo punto, le ragioni della nostra curiosità per cotanti e cotali interventi a suo favore sulla stampa italiana, crediamo risultino evidenti. Ci limitiamo a riproporli in forma di domande, pi o meno retoriche. Come mai giornali solitamente sempre schierati acriticamente dalla parte della Magistratura si sono, in questo caso, spinti non solo a criticarlo, ma addirittura ad insinuare l’ombra di intrighi e lo schi interessi? Come mai tanto spazio concesso ad un fatterello di cronaca? Come mai, in tanto profluvio di parole, si è elegantemente glissato sulle ragioni per cui la Shalabayeva e suo marito Ablyazov sono ricercati a livello internazionale? E infine: siamo proprio sicuri che l’ombra dell’intrigo internazionale gravi sull’azione di poliziotti e magistrati italiani, e non piuttosto su una certa, inusitata, campagna di stampa? Mah....  
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