Calcio: La Fifa del razzismo. Ecco il decalogo del perfetto anti-razzista

05 giugno 2013 ore 13:07, intelligo
di Micaela Del Monte.
Calcio: La Fifa del razzismo. Ecco il decalogo del perfetto anti-razzista
La Fifa emana le leggi antirazzismo, la Figc le adotta. Imposte dal massimo organo del calcio, le regole sanciscono le sanzioni da applicare in caso di espressioni di intolleranza negli stadi.
Ecco il decalogo che dovrebbe sradicare le brutte abitudini del tifo: si va dal minimo avvertimento o multa, conseguenza di atti minori, passando per la squalifica del campo o del giocatore (dalle 5 alle 10 giornate) nel caso di reiterata violenza, fino ad arrivare all'assegnazione di punti di penalizzazione o addirittura alla mancata partecipazione al campionato e/o a competizioni europee. Dure leggi che prevedono anche l'utilizzo di un delegato anti-razzismo, una figura a cui sarà affidato il compito di identificare potenziali atti di razzismo o di discriminazione negli stadi così da alleggerire anche la pressione sugli arbitri.
Il presidente della Fifa Joseph Blatter dunque lascia poco gioco e immaginazione ai club sulle conseguenze di atti di intolleranza, conseguenze che nei casi estremi costeranno molto sia alle squadre che ai tifosi. Tifosi che magari la volta seguente pondereranno un po' di più prima insultare beceramente un giocatore della squadra avversaria. Ma la domanda che ci si pone a questo punto è una: per quale motivo arrivano le restrizioni solo dopo i cori contro i giocatori del Milan Boateng e Balotelli o l'accanimento dei tifosi della Lazio contro un ragazzo del Tottenham? Possiamo affermare che più che un fenomeno europeo quello del razzismo ha radici italiane e soprattutto che è un problema che riguarda quasi esclusivamente la Serie A? Ma accade anche in B e in C etc... con più frequenza e cattiveria qualche volta, eppure tutto è sempre passato nell'indifferenza. Se si fossero verificati atti di razzismo contro un giocatore della Lega Pro si sarebbero scatenati tutti i media e i maggiori esponenti del calcio europeo e mondiale? Quasi che esistano livelli diversi di razzismo. Quasi che le regole democratiche ormai, in una società in cui manca il buon senso e soprattutto il senso civico, abbiano bisogno di essere imposte e quindi entrino in contraddizione con loro stesse. La legge è uguale per tutti si dice, nel calcio men che meno. Non c'è dubbio, l'argomento è delicato ed è difficile mettere d'accordo tutti, ma si è arrivati ad un punto in cui tracciare una linea di comportamento era obbligatorio.
Bene così, ma che sia una volta per tutte e per chiunque senza esclusione di categoria o di squadra, se no si rischierebbe soltanto di fare razzismo sul razzismo.
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