La carica dei 35 saggi, molto conservatori

05 giugno 2013 ore 16:15, Lucia Bigozzi
La carica dei 35 saggi, molto conservatori
Incroci e correlazioni tra il Colle e Palazzo Chigi. Dai saggi prima versione ai saggi seconda versione passando per le stanze del governo. Scorrendo l’elenco dei ‘tecnici’ chiamati da Letta (col placet di Napolitano) a ragionare di riforme saltano agli occhi nomi e cognomi già transitati dal Parlamento o dagli esecutivi che si sono alternati tra la prima e la seconda Repubblica e adesso siedono nel Comitato dei saggi, un ruolo che in qualche modo ‘lega’ i ruoli passati a quelli presenti.
Alcuni esempi: Augusto Barbera docente all’Università di Bologna, tra il ’76 e il ’94 è stato parlamentare, eletto alla Camera nelle liste del Pci e poi del Pds. Oggi esponente del Pd. Nel 1993 è stato ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Ciampi, oltre ad avere avuto un ruolo attivo tra i promotori dei referendum elettorali del ’91, ’93 e del ’99. Stefano Ceccanti, costituzionalista e docente all’Università di Roma3, nel 2008 è stato parlamentare Pd. Allievo del professor Barbera ha ricoperto numerosi incarichi di consulenza giuridico-istituzionale: dalle commissioni Bicamerali (Questioni Regionali e successivamente Riforme istituzionali). Nel ’93 è stato tra i promotori del Movimento dei Cristiano Sociali; nel 2005 è stato tra i garanti delle primarie dell’Unione e tre anni dopo ha aderito al Pd. Nella XV legislatura è stato capo dell’Ufficio legislativo per il ministro per i diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini, poi consulente giuridico del presidente del Senato Franco Marini. Tra i ‘saggi’ di Letta, figurano Luciano Violante, Valerio Onida e Giovanni Pitruzzella, già ‘saggi’ di Napolitano. Secondo gli spifferi di Intelligonews, un altro effetto del Comitato potrebbe essere quello di allungare non solo i tempi del governissimo ma soprattutto quelli di permanenza al Quirinale di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha accettato la successione a se stesso con la garanzia che, stavolta, riforme costituzionali e legge elettorale da intento-auspicio diventassero realtà. Del resto, non è passato inosservato il monito che giusto qualche giorno fa, ha rivolto alla politica puntando l’indice contro il rischio “insipienza” dei partiti. Un modo per dire: non trastullatevi, ma datevi da fare sul serio. Anche perché, tutti sanno che rispetto al semestre bianco di fine settennato, adesso il Capo dello Stato ha pieni poteri, compreso lo scioglimento delle Camere. Un’”arma” istituzionale che, seppure indirettamente, tiene pronta nel cassetto. Anche se la priorità in questa fase è e resta la moral suasion. Altro effetto di questa commissione, si dice alla Camera, potrebbe essere l'allungamento dei tempi di permanenza al Quirinale di Napolitano che peraltro in questo nuovo mandato sembra rigenerato rispetto agli ultimi mesi del primo settennato.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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