Facciamo i conti a Renzi: la sua propaganda ci costa 420 euro di tasse in più

05 giugno 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi
Facciamo i conti a Renzi: la sua propaganda ci costa 420 euro di tasse in più
Sono condivisibili le dichiarazioni di Padoan che rassicura di non esserci alcuna necessità di manovra aggiuntiva? Diciamo che comprendiamo la necessità del Ministro di non procurare allarme prima delle vacanze estive e il carillon dei mondiali di calcio (panem et circenses). Olli Rehn è stato piuttosto chiaro, l’Italia non rispetta gli impegni presi. Si parla del Patto di Stabilità che è stato inserito nella nostra Costituzione per non correre rischi di manipolazioni politiche, come mettere il vasetto della marmellata fuori della portata dei golosi. Oltre le dichiarazioni di circostanza del nostro Ministro dell’Economia, Rehn ha dato tempo ai burocrati italici fino a settembre prima di rifare i conti. A questo punto è necessario fare due conti per “quantificare” il monito del commissario UE agli Affari Economici. Se non ci saranno “incidenti” di percorso, cioè a dire, se la valanga di tasse che dobbiamo onorare da oggi a ottobre sarà versata regolarmente, Rehn si riferisce allo scostamento di 0,6% del PIL. Calcolando che il nostro Pil è di 1600 miliardi, Rehn sta parlando di 9,6 miliardi di Euro da far rientrare in fretta allo scopo di rispettare la tabella di marcia del Patto di Stabilità. Confortandoci con i dati ISTAT che segnala in Italia 22,9 milioni di famiglie, basta una calcolatrice da pochi euro per rilevare che ogni famiglia, oltre le tasse già stabilite, deve tirare fuori ulteriori 420 euro. L’importo è un importo medio, se togliamo le famiglie nella soglia di povertà, in aumento peraltro, alcune famiglie non pagheranno come hanno sempre fatto ed altre pagheranno almeno il doppio e chi il triplo della cifra media ricavata. Ovviamente il Governo ci dirà che parte di questi 9,6 miliardi sarà recuperata dalla cessione di beni dello Stato e collocazioni in Borsa di quote detenute attualmente dal Tesoro delle società a controllo o partecipate dello Stato. L’importo che si potrebbe ricavare da queste cessioni sarebbe di circa la metà dei 9,6 miliardi mancanti, ma i dubbi sono tanti! L’operazione è comunque poco fruttuosa perché non potrebbe essere ripetuta, e l’oro nel cassetto prima o poi finisce e non rimane più nulla da vendere in caso di ulteriore (certa) criticità, oltre il danno di non godere più della redditività dei beni succitati. La realtà è che le cessioni non saranno sufficienti, e soprattutto, che della valanga di tasse in entrata per lo Stato un buon 30% non sarà onorato per oggettive difficoltà (o legittima difesa per qualcuno). In conclusione, c’è da rilevare anche un altro aspetto non del tutto marginale. Sentire Renzi inveire contro la rigidità e l’intolleranza Europea è pura propaganda, e quindi conferma che ogni parola sino ad ora pronunciata è sola propaganda fine a se stessa, dispiace per gli undici milioni di elettori che ci sono caduti con tutte le scarpe. L’Europa sta solamente chiedendo di rispettare un patto che l’Italia ha voluto sottoscrivere assicurando di poterlo onorare, stavolta non sta imponendo niente.
autore / intelligo
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