Alzheimer, conta il danno alla sostanza bianca celebrale

05 giugno 2015, Marta Moriconi
Alzheimer, conta il danno alla sostanza bianca celebrale

"L'Alzheimer è una malattia della sostanza grigia, tuttavia il danno alla sostanza bianca gioca un ruolo centrale nel determinare le modalità di comparsa e di progressione della malattia". 

Con queste parole, Federica Agosta, ricercatrice presso l'Unità di Neuroimaging Quantitativo dell'IRCCS Ospedale San Raffaele, diretta dal Prof. Massimo Filippi, e co-autrice di uno studio innovativo, annuncia l'individuazione di un marker precoce per la malattia di Alzheimer. 
Lo studio è italiano -appena pubblicato su Radiology e finanziato dal Ministero della Salute e firmato da alcuni ricercatori dell'IRCCS. 

Insomma dalla sostanza bianca nel cervello dipenderebbe in qualche modo la patologia neurologica progressiva e irreversibile che altera la memoria e le funzioni cognitive.
Praticamente incide la progressiva perdita di tessuto cerebrale ma non è chiaro il meccanismo per cui si innesca la malattia. 

Attraverso il DTI (Diffusion Tensor Imaging) che è una sorta di risonanza magnetica avanzata, i ricercatori hanno studiato la sostanza bianca di 53 pazienti affetti da tre tipi diversi di Alzheimer. 

La strumentazione ad imaging avanzata ha raccontato due fattispecie del problema: l'esordio precoce e le 'sindromi focali' giovanili. 
Grazie alla sensibilità della DTI sono stati segnalati dei cambiamenti della sostanza bianca.

Federica Agosta e Francesca Caso, prima autrice del lavoro hanno individuato analogie e differenze nel danno della sostanza bianca: quando veniva leso corpo calloso, fornice e fasci principali antero-posteriori e si presentavano danni regionali a carico della sostanza grigia c'era la malattia.

"Ma il danno alla sostanza bianca nei pazienti con sindromi focali - prosegue Agosta - era molto più grave e diffuso del previsto e non spiegabile solo attraverso l'atrofia della sostanza grigia, che era più localizzata".

E questa diagnostica è importante perché capire l'Alzheimer nelle prime fasi può rivelarsi fondamentale per lo studio della terapia. 
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