Lutto tra i monarchici, è morto Sergio Boschiero: la lettera del direttore

05 giugno 2015, Fabio Torriero
Lutto tra i monarchici, è morto Sergio Boschiero: la lettera del direttore
Ciao Sergio, per me non sei stato soltanto un secondo padre. Molto di più. Con te, negli anni Settanta, ho imparato a fare politica, una politica nobile, vera, autentica, che non c’entra nulla con i miasmi di Tangentopoli, con la corruzione partitocratica, il Bunga Bunga o il carrierismo spettacolistico di oggi; una politica nel solco dell’idealità e degli assoluti, che caratterizzano quella fase della vita che chiamano gioventù. Un’eterna gioventù che hai saputo conservare fino alla fine dei tuoi giorni. 

Proverbiali, infatti, il tuo sarcasmo, la tua ironia, la tua simpatia e la tua visione operettistica della commedia umana. Che però si arricchivano di un profondo senso del rispetto, dell’onestà, della pulizia morale. Erano, appunto, gli anni Settanta. Gli anni degli opposti estremismi, della strategia della tensione, degli scontri tra opposte fazioni. Dei morti per le strade e le piazze. E tu avevi sempre parole di pacificazione, di concordia, pur nella sana e legittima rivendicazione storica e politica dei diritti istituzionali dell’opzione monarchica. Tu eri il segretario dell’Unione monarchica italiana, ma conservavi nelle vene e nel cuore lo slancio, la passione e il fuoco militante, del capo dei giovani (il Fronte monarchico giovanile), che hai guidato a lungo. 

Alla tua segreteria sono legati i meravigliosi e imponenti cortei sabaudi che hanno attraversato le città italiane. 

Ti piaceva formare i giovani. Al bello, al buono e al valore superiore della patria. Incarnavi, nei fatti e nella tua leadership, il dna di una destra nazionale pulita, assolutamente non compromessa dal becerume, dalla violenza e dall’opportunismo. Un’intera generazione hai saputo valorizzare e far crescere. Tanti giovani, ora incanutiti, che hanno sfondato nella vita, nelle professioni, sempre nel segno dell’amore per la polis e per la res publica. Giovani, adesso uomini, che ti devono eterna riconoscenza. Eri un oratore irresistibile, di vecchia, antica, gloriosa scuola. Facevi venire i brividi quando comiziavi.

Avevi il genio della scommessa e della novità. 

Organizzavamo tante manifestazioni di protesta con provocazioni nuove (i radicali hanno imparato da noi). Dall’Altare della Patria, in occasione della sfilata del 2 giugno, alla contestazione del bicentenario della Rivoluzione francese (dove abbiamo cambiato la toponomastica delle vie di Roma). 

Hai lanciato, dimostrando tanto fiuto, la meravigliosa stagione della musica alternativa, finanziando le varie iniziative ad hoc (disco compreso del Nuovo Canto Popolare), e varando l’internazionale monarchica che ci affratellò ai monarchici francesi, spagnoli e tedeschi. Hai diretto l’unico e serio giornale dei monarchici: “Monarchia-Oggi”, che mi ha definitivamente consacrato alla professione di giornalista. Avevi della monarchia un’idea pop, moderna e tradizionale nello stesso tempo. 

Sapevi legarti ai prìncipi (fondamentale la tua amicizia con re Umberto), ma anche esserne indipendente. 

Distinguendo tra fedeltà alla Corona e linea politico-culturale dei realisti. Ci mancherai Sergio, ma soprattutto, mancherà all’Italia un patriota come te. 

Domani, alle 14,00 al Pantheon, ci saranno i tuoi funerali. Saremo in tanti. Hai anticipato quei re d’Italia, che tu tanto amavi (Vittorio Emanuele III, la regina Elena, Umberto II e la regina Maria Josè) che dovranno essere seppelliti proprio lì.
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