Lo strappo della Grecia: il gioco del rimborso all'Fmi si fa duro

05 giugno 2015, Luca Lippi
La Grecia non rimborsa al Fondo monetario internazionale i 300 milioni di euro in scadenza e non è una “notizia” nel senso che non sposta né giudizi né valutazioni. Il premiere ellenico aveva già dichiarato che senza una
Lo strappo della Grecia: il gioco del rimborso all'Fmi si fa duro
controproposta “ricevibile” al piano di ristrutturazione proposto, e in ogni caso senza un allentamento del rigore Atene non avrebbe pagato.

Il non pagamento della rata 300 milioni di euro in scadenza oggi è possibile grazie ad un’opzione prevista dall’istituto di Washington, grazie a questa possibilità Atene non finisce in arretrato sui pagamenti (cosa che comporterebbe lo stop all’accesso a nuovi finanziamenti). Quindi Atene ha deciso (ma lo aveva in qualche modo annunciato) di attivare il “bundling”, che permette di accorpare i rimborsi previsti nel mese in corso in un’unica soluzione. La nuova scadenza dunque per totali 1,6 miliardi di euro diventa il 30 giugno prossimo.

Come previsto la proposta dei creditori è stata valutata come “vergognosa ed irricevibile” per due motivi, il primo che non è funzionale alla risoluzione della crisi, e il secondo che il governo ellenico non può accettare proposte estreme da sottoporre al suo popolo già sufficientemente penalizzato.

Le condizioni del FMI e dell’UE in sintesi erano di eliminare le agevolazioni ai pensionati più poveri, alzare l’IVA sui medicinali e sui prodotti alimentari e soprattutto svendere il patrimonio statale.

Di colpire il patrimonio dei ricchi ovviamente non se ne fa parola, l’UE e il FMI sanno molto meglio di Tsipras che quei patrimoni sono già al sicuro grazie all’aiuto dei banchieri francesi e tedeschi. Se poi aggiungiamo “l’ultima delle ultime”, la più grossa di tutte, la proposta avanzata da alcuni "illuminatissimi" politici italiani di inserire un’altra tassa “una tantum” fra le inutili e infruttuose gabelle sulle spalle degli italiani.

Non è una considerazione cinica, ma al punto in cui siamo, è giusto far sapere agli italiani che i 40 miliardi di euro di euro, regalati alle banche tedesche e francesi sono più che sufficienti, regalare soldi alla Grecia nei fatti, significa darli ai suoi aguzzini, non è solamente immorale (allo stato dei fatti attuali) ma anche ingiusto!

E’ oltremodo inutile continuare a pensare di dare spiccioli alla Grecia; agli 1,6 miliardi di euro da restituire il 30 giugno al FMI, la Grecia dovrebbe dare alla Troika 14,5 miliardi entro agosto per riceverne la metà!

La Grecia versa soldi per riceverne indietro solo le briciole, e questo accade un pò per tutti i Paesi dell’Europa del sud. È come tentare di riempire un imbuto. La Grecia è indebitata per 142 miliardi di euro con il fondo salva stati, 53 miliardi di euro con i governi dell’Eurozona, 34 miliardi di euro con investitori privati, 27 miliardi di euro con la BCE, 24 miliardi di euro con il FMI.

L’imbuto per eccellenza è il fondo salva stati utilizzato principalmente per salvare banche tedesche e francesi. Fonte Sole24Ore, nel 2009 le banche francesi erano esposte verso la Grecia per 78,82 miliardi di euro, mentre le banche tedesche erano esposte per 45 miliardi di euro. Solo per dare una dimensione alle cifre, nello stesso anno le altre banche esposte per dimensione subito dopo Francia e Germania erano le banche olandesi (12,21 miliardi) e le banche italiane (6,86 miliardi) tutte le altre pochi spicci.
A settembre 2014 (stessa fonte) l’esposizione delle banche verso la Grecia come per magia si riduce a 1,81 miliardi per le banche francesi e 13,51 per quelle tedesche. Ecco dove finiscono i soldi del fondo salva stati!

Nulla di particolarmente efferato o non noto, ma rinfrescare la memoria a chi ancora si ostina a non voler capire cosa sta succedendo ai suoi soldi e soprattutto alla (ormai ex) ricchezza della Grecia è utile sempre continuando a fare cronaca. Seguiamo la vicenda Grexit occupandoci di spiegare l’evoluzione.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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