Mafia Capitale, G. Adinolfi: "Lo diciamo da 8 anni, ma senza ascolto. Abbiamo le cifre delle cooperative"

05 giugno 2015, Andrea De Angelis
"4 giugno 1944: l'invasore entra a Roma. Da allora è una fogna". Così lo scrittore Gabriele Adinolfi in un articolo intitolato "La cosiddetta Mafia Capitale" commenta la seconda ondata di arresti che nella giornata di ieri ha sconvolto la città. 
IntelligoNews lo ha chiamato e ci ha rilasciato questa intervista...

Mafia Capitale, G. Adinolfi: 'Lo diciamo da 8 anni, ma senza ascolto. Abbiamo le cifre delle cooperative'
Cercare di dare a Mafia Capitale un solo colore politico è ridicolo o no?

«Diciamo di sì, anche se indubbiamente a livello sia di numeri che di struttura è molto più cattocomunista che non del centrodestra, che fa la parte dell'ultimo arrivato, del chierichetto». 

Al di là delle parole di Marino e Renzi, ieri le parole più pesanti le ha pronunciate Orfini, dicendo ad esempio che Alemanno è l'unico indagato per associazione mafiosa. Lei si riferiva ad altri numeri immagino...

«Gli arresti di ieri sono quasi tutti ascrivibili alla sinistra, ma in prima pagina c'è solo Gramazio». 

Tredicine era un nome più chiacchierato. 

«Però sta già ai domiciliari, e se vogliamo dircela tutta è più un uomo di centro che di destra».

Nasce con Forza Italia. 

«Appunto, mentre Gramazio per vincoli familiari e non solo è più di destra, con Tredicine siamo già nel trasformismo politico attuale». 

Lei scrive: ""4 giugno 1944: l'invasore entra a Roma. Da allora è una fogna". Ieri era il 4 giugno...

«Il caso non esiste. Anche se è successo per caso, il caso non esiste mai».

Quindi non è cambiato nulla in questi decenni?

«L'impianto è quello, solo vedo l'umanità peggiorata. Da quando una buona parte dell'Italia ha deciso di tradire alleandosi con l'invasore le cose sono sempre peggiorate. L'Europa si risolleverà, ma noi finiremo a mare». 

Si spieghi meglio. 

«L'Europa si risolleverà, ma non l'Italia perché noi siamo pieni di schifezza impossibile da risolvere. Tutto il cosiddetto sociale, che potrebbe differenziarci dal mondo liberista, mentre in altre realtà come la Germania funziona come sociale, qui funziona come magna magna...».

Di chi è la colpa?

«C'è una piovra che è fatta non solo dalle mafie, dalle logge e dalle lobby, ma anche da una mentalità che porta a vedere tutto ciò che è pubblico come mio, e tutto ciò che è mio e mio. Altrove ciò che è pubblico invece è un dovere. Ci vorrebbe una rivoluzione culturale in Italia, sì, ma fatta anche con la frusta». 

Ieri Giorgia Meloni ha detto di essere stata la prima a parlare di business dell'immigrazione. 

«Con il mio centro studi siamo sul business dell'immigrazione da circa otto anni. Abbiamo anche portato le cifre delle cooperative, lì dove sono i veri schiavisti e i veri scafisti. Purtroppo la politica se ne accorge solo ora che ci sono la polizia e i carabinieri, del resto la politica arriva sempre dopo e, non contenta di ciò, si limita a parlare. Finché ci sarà lo sfruttamento dell'immigrato non finirà mai il problema. Nel narcotraffico il problema è di chi ci guadagna, non di chi fuma. Qui bisogna attaccare "l'immigrato traffico", tutti ne parlano, ma cosa si sta facendo?».

Cioè pur sapendo nomi, cognomi e indirizzi non si agisce secondo lei?

«Al massimo casca qualche testa, viene rimpiazzata, ma continuano a girare centinaia di migliaia di euro».

In quest'ottica non ha senso neanche chiedere la testa di Marino?

«No, Marino vale come qualunque altro. Questo è un Paese che ha bisogno di una forte dittatura, purtroppo gli italiani non sono in grado di governarsi da soli, non hanno, tranne pochissime eccezioni, una dignità, un'etica. Questa dittatura non ci sarà e l'Italia andrà alla deriva».

Torniamo a Roma. Ipotizziamo che il Comune venga sciolto, magari tra un mese, per mafia. Chi vede meglio al Campidoglio tra Meloni, Marchini e Di Battista?

«Cola di Rienzo».



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