Cara Mineo, Tonelli (Sap): “Denunciammo le anomalie. Ecco come funzionano le card ai migranti"

05 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Cara Mineo, Tonelli (Sap): “Denunciammo le anomalie. Ecco come funzionano le card ai migranti'
“Abbiamo denunciato un anno fa le anomalie del Cara di Mineo; ci hanno accusato di tutto ma oggi si dimostra che dicevamo la verità”. Passaggio che Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap, rivendica con orgoglio di fronte alle indagini della Procura che da Mafia Capitale vanno fino a Catania. Nella conversazione con Intelligonews spiega come funziona il business dell’immigrazione. E sul rom scarcerato dopo l’incidente nel quartiere romano Boccea non ci va soft: “Da poliziotto quella notizia è stata come una pugnalata allo stomaco…”.

Il business dei migranti in Mafia Capitale e sul Cara di Mineo. Il sottosegretario Castiglione che risulterebbe indagato dalla procura di Catania dice di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia e parla di vicenda assurda. Come commenta?

«Non ho elementi per attribuire alcun tipo di responsabilità al sottosegretario Castiglione e credo che quel principio di civiltà stabilito dalla nostra Carta Costituzionale debba valere per tutti e non funzionare a singhiozzo come purtroppo avviene. Le persone sono innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Rilevo tuttavia che questo non significa che la giustizia degli uomini non sia fallibile anche con sentenza passata in giudicato»

Lei sulla gestione della struttura aveva già sollevato sospetti, oggi che idea si è fatto?

«L’idea è che attorno al Cara di Mineo ruotavano interessi consistenti e che vi era un business dell’immigrazione in Africa, in Asia e anche in Italia, immigrazione clandestina o falsa clandestina, umanitarie; insomma dietro queste false bandiere ideologiche ed etico-moraleggianti, si nascondeva la pecunia. L’ho visto quando l’anno scorso sono andato a visitare la struttura e già allora avevo notato e parlato di anomalie poi riportate dai media»

Su questo punto specifico ieri sera a Virus l’esponente del Sap Giuseppe Coco, ha sollevato il caso delle card assegnate ai migranti e di cosa accade quando gli stessi migranti decidono di abbandonare il centro. Ci vuole spiegare come funziona e lei cosa ha visto?

«La vicenda delle card mi è stata segnalata pochi giorni fa ma il meccanismo è abbastanza semplice: le card servono ad attivare i servizi per gli ospiti della struttura. Le card vengono assegnate ai migranti dopo la loro presa in carico dalla cooperativa che gestisce il centro. Si verifica spesso, ad esempio per siriani ed eritrei, che queste persone abbandonino il Cara per raggiungere altre mete europee; ma una serie di benefici di carattere economico continuano a essere versati alla cooperativa perché la card resta attiva per tre giorni se il titolare non dà più traccia di sé. Quindi anche fronte di servizi non erogati le coop ricevono denaro e questo accade con continuità e con numeri elevati»

Scusi ma voi lo avete denunciato questo meccanismo?

«E’ un meccanismo palese e ieri sera la nostra denuncia è stata fatta urbi et orbi. Ma gli sprechi in questa direzione sono infiniti. Quando parliamo di mancanza di soldi per qualsiasi tipo di attività delle forze dell’ordine e della necessità della cosiddetta spending review e poi andiamo a vedere, come ho fatto io, che al Cara di Mineo ci si occupa perfino di rasare l’erba del prato col giardiniere, cosa che io non mi posso permettere a casa mia, allora capisci che in quel luogo c’è un’opulenza eccessiva: dall’irrigazione del prato, al taglio dell’erba, alle card, alla mensa, ai computer. Tutto ciò a fronte del fatto che noi poliziotti ci dobbiamo comprare le magliette di tasca nostra»

La corruzione legata all’accoglienza dei migranti non si può circoscrivere a Roma. Cosa risponde?

«Giovanni Falcone diceva che se si vogliono seguire le tracce della criminalità organizzata si devono seguire i flussi di denaro. E qui il denaro è girato: occorre vedere come è girato perché dietro alle buone intenzioni c’era un business forte. Quando lo denunciavamo noi siamo stati accusati di avere posizioni preconcette o politicamente interessate, oggi che la realtà comincia a venire a galla e ci sono prese di distanza e i distinguo da chi in questo meccanismo era a vario titolo coinvolto, si può ben capire come la nostra era solo la denuncia di ciò che stava accadendo, ovvero la pura verità».

Al netto delle leggi, cosa serve alle forze dell’ordine per difendere la legalità?

«Serve chiarirsi le idee e rimettere la sicurezza sul tavolo delle priorità del governo; cosa che invece è stata accantonata. Potrei fare migliaia di esempi su tagli operati sul piano organizzativo e professionale, dai mezzi di servizio all’abbigliamento. Mancano 42mila uomini nelle Forze dell’Ordine, 18mila solo nella Polizia di Stato dove abbiamo carenza di 9mila sovrintendenti e 14mila ispettori che sono espressione di professionalità acquisita sul campo, con lo studio e con corsi e concorsi».

Ma Renzi ha annunciato l’imminente assunzione di qualche migliaio di unità. Cosa risponde?

«Il governo ne assumerà 2500: come un Oki su un dente cariato. E siccome ogni anno nelle Forze dell’Ordine vanno in pensione tra le 6 e le 7mila persone, quei 2500 rappresentano il 50 per cento che non verrà rinnovato il prossimo anno perché c’è un turn over al 55 per cento: su cento persone che vanno in pensione, ne vengono assunte solo 55. E tra l’altro i 2500 nuovi assunti saranno impiegati in servizi dedicati per il Giubileo straordinario. Qualcuno mi deve spiegare perché se non viene fatta una riforma razionalizzando le spese come l’accorpamento delle sette forze di Polizia e invece, si procede per obbligo di spending review ai tagli lineari, si vuole condannare tutte le forze di Polizia a lavorare in emergenza sul quotidiano, specie in quei settori della sicurezza dove la gente è più sensibile, a cominciare dal controllo del territorio».

Da poliziotto cosa ha provato di fronte alla decisione del gip di Roma, ovviamente in base alla normativa, di scarcerare il rom diciannovenne che insieme al fratello era sull’auto piombata su nove persone, una delle quali è morta? 

«E’ come una pugnalata allo stomaco, è uno sconforto. Io penso che il sistema Italia, dalla classe dirigente a tutte le articolazioni dello Stato, deve decidere cosa vuol fare da grande. Deve decidere se la tutela della brava gente è ancora l’obiettivo primario oppure se la priorità è servire i delinquenti. Se la priorità è la prima che ho citato, allora bisognerà che pur pretendendo il massimo rigore dagli operatori delle Forze dell’Ordine, queste ultime vengano sostenute e supportate. Il Sap è riuscito a far mettere le video-camere nei servizi di ordine pubblico e lo farà anche per le Volanti proprio perché noi siamo onesti intellettualmente, ma siccome non ci sono più dubbi su ciò che succede, è ora di registrarsi il cervello perché il Paese sta andando allo sfascio»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]