Roma, il magistrato che bloccò la cosiddetta banda della Magliana: “Com'è cambiato il rapporto tra mafia e politica”

05 giugno 2015, Marco Guerra
Roma, il magistrato che bloccò la cosiddetta banda della Magliana: “Com'è cambiato il rapporto tra mafia e politica”
“Quello che emerge è un sistema criminale che fino a ieri usava prevalentemente i metodi dell’intimidazione e dell’omertà, ora invece ottiene la connivenza attraverso la corruzione”. Ad IntelligoNews il magistrato esperto di criminalità organizzata a Roma, Otello Lupacchini, analizza il nuovo sistema criminoso e di corruttela che ha tenuto in scacco l’amministrazione della capitale negli ultimi anni. L'autore del saggio “Banda della Magliana” (Koinè) riflette con noi sulla nuova o meno mafia omana, lui che nella sua attività professionale si è occupato degli omicidi del pm Mario Amato, di Roberto Calvi, del generale americano Lemmon Hunt, del professor Massimo D’Antona ma anche della strage di Bologna e, appunto, della stessa Banda della Magliana.

Lupacchini che ne pensa di questo secondo capitolo di Mafia Capitale? Possiamo ancora parlare di un collegamento con la vecchia mala romana?

“Al di là del collegamento con la vecchia criminalità romana qui siamo alla valanga che continua ad ingrossarsi, in sostanza questa infiltrazione della criminalità nella politica sta diventando un dato costante malgrado qualcuno vorrebbe tapparsi gli occhi”

Si può separare l’olio dall’acqua o siamo al petrolio che ha inquinato tutto? Insomma da questa storia esce male tutto il sistema? 

“Bisognerebbe che qualcuno desse prova di coraggio e denunciasse tutto quello che sa. Solo con un'auto-denuncia la politica salverebbe la sua dignità”.

Ma si può parlare veramente di mafia? autorevoli commentatori tendono a sminuire la vicenda  sostenendo che si tratta solo di criminalità comune…

“Non serve ora entrare nelle questioni tecniche, il dato rilevante è che per anni c’è stato un clima di omertà davanti a un fenomeno molto radicato. Poi possiamo anche discutere se il 416 bis è sufficientemente  prensile per riuscire a coprire anche questa situazione o se non debba essere ripensato alla luce del fatto che il ‘mafioso anni 80’ quasi non esiste più e che oggi ci troviamo difronte una mafia che invece riesce a comprare tutto e tutti”. 

Sta dicendo che la legge dovrebbe tener conto del fatto che sono cambiate le mafie e i loro metodi operativi...

“Quello che emerge è un sistema criminale che fino a ieri usava prevalentemente i metodi dell’intimidazione e dell’omertà, ora invece ottiene la connivenza attraverso la corruzione”.
  
Che anticorpi ha la politica per fronteggiare tutto questo ?

“Il politico dovrebbe avere le orecchie lunghe per capire quello che sta succedendo nella cosa pubblica e il coraggio di denunciare prima ancora che il marcio venga a galla”.

E come riconoscere la politica buona da quella cattiva? Ma soprattutto è ancora possibile operare questa distinzione?

“La distinzione tra buona e cattiva politica sarà possibile farla a bocce ferme, passata la tempesta. Quando si sarà capito definitivamente chi era coinvolto e chi no. Ora si può affermare che ci sono incrostazioni forti che toccano l’intera società non solo la politica”. 

Ma chi ha più agibilità e capacità di azione in questo momento la politica o la criminalità? 

“La criminalità seleziona con metodo meritocratico la propria classe dirigente se si considera la scrematura che viene fatta tra arresti e regolamenti di conti. Quindi in un sistema di darwinismo sociale la criminalità è in una posizione di supremazia rispetto alla politica. I criminali sono, infatti, in una posizione di forza rispetto a coloro che fino a qualche decennio fa li signoreggiavano e li padroneggiavano a loro piacimento. D’altra parte la politica quando è infiltrata da sacche di corruzione diventa fragile. Dunque, al momento la criminalità ha più forza nei confronti dei politici corrotti, che non i politici nei confronti dei criminali”. 

Quindi serve un risposta di tutta la società civile?

“È  auspicabile che queste scosse che vengono dalle inchieste servano a restituire credibilità a tutto il sistema, il che significa in sostanza che chi si macchia di questi reati deve essere sbattuto fuori dai partiti e dalle stanze del potere senza pietà. Ma soprattutto si deve recuperare una scala di valori che non sia solo quella del profitto a tutti i costi, il dio denaro deve lasciare il posto a qualcosa di più corrispondete alla salute della società, altrimenti i furbi continueranno ad essere emulati”.

Lei parla di un cambiamento antropologico…

“No, basta che le persone oneste prendano atto di essere la maggioranza e escano dall’ignavia buttando fuori dal sistema i corrotti. La punizione non deve essere giudiziaria ma anche morale, bisogna isolare socialmente questi personaggi e trovare il coraggio di denunciare lo sfascio morale davanti al quale ci troviamo”.

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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