Sansonetti: «Il Pd si spaccherà. Renzi un mix fra Grillo e Fanfani»

05 luglio 2013 ore 15:04, intelligo
di Giuseppe Tetto
Sansonetti: «Il Pd si spaccherà. Renzi un mix fra Grillo e Fanfani»
«Il Pd presto si spaccherà. E io mi auguro davvero che accada. Renzi? È il figlio della Dc, una sintesi fra Fanfani e Grillo». Secco e conciso il pensiero di Piero Sansonetti intervenuto per la presentazione del suo libro “La sinistra è di destra” al secondo appuntamento del Cenacolo “La Fontana delle idee”, organizzato da Intelligonews e dall’On. Gianfranco Librandi, parlamentare di Scelta Civica. Cenacolo che vuole essere la casa per giornalisti, intellettuali, artisti, imprenditori e politici che si incontrano per dare il loro contributo alla nascita di una nuova Italia. Un pubblico attento ha ascoltato l’analisi tagliente dal direttore di Calabria-ora e de Gli Altri sulle condizioni della sinistra italiana:  «La sinistra non è riuscita a fare alcun tipo di autoanalisi. Ha sempre tentato di trovare al di fuori di sé le soluzioni ai problemi: in passato era l’ideologia o l’Armata rossa, oggi è invece la Bocassini…». Direttore, pensa che il Pd sia destinato a dividersi? «Il passaggio è semplice: se dalla creazione del Pd è nato il Pdl, la possibile rinascita di Forza Italia potrebbe portare anche un terremoto all’interno del Partito Democratico. Il Pd è destinato a spaccarsi. E io sinceramente mi auguro davvero che accada. Solo così si può ridare equilibrio alla politica italiana e alla sinistra». Messa da parte la vecchia oligarchia del Pd, non pensa che i leader nascenti possano rappresentare quella svolta tanto agognata? «A sinistra non è un problema di leader. Nel ventennio berlusconiano, se ci pensa, il Pd ha anche vinto le elezioni con Prodi, che non è certo una figura carismatica. Qui non si tratta di vertici. Il vero problema è la mancanza di idee. Solo una politica forte può creare un ceto politico forte». Cosa pensa di Renzi? «Renzi è una via di mezzo fra Grillo e Fanfani. È un figlio della Dc che si allaccia alla modernità mediatica di Grillo. Non è geneticamente di sinistra. È un politico eccellente senza alcun dubbio e potrà anche essere eletto come segretario del Pd o come premier, ma non potrà mai essere il capo della sinistra». Da dove deriva questa situazione atipica della sinistra italiana? Perché nel suo libro parla di una sinistra che sta a destra? «Il punto di rottura è stata la caduta del muro di Berlino che ha segnato la fine definitiva  del comunismo, mettendo in crisi un’ideologia, una visione del mondo, che fino ad allora aveva guidato buona parte degli Stati nazionali. Tutto questo ha mandato in crisi la totalità della sinistra, dal Pci alla socialdemocrazia europea, che poi non ha saputo trovare la giusta via per rielaborasi». E in Italia? «Nel nostro Paese abbiamo assistito all’esempio più paradossale: invece che mettere in discussione se stessa, di rivedere completamente il pensiero marxista che allontanava sempre più il concetto di libertà, la sinistra che ha fatto? È scappata verso il liberismo, si è rifugiata nella culla del pensiero di destra. Ha confuso e poi ha identificato la modernità con il pensiero liberista. Diventando  inevitabilmente di destra». Si spieghi meglio. «La sinistra non è riuscita a trovare dentro di sé e a mettere al centro del suo pensiero, il concetto di libertà, cosa che ha fatto invece la destra. Non ha fatto alcun tipo di autoanalisi ma ha invece mantenuto quella sua matrice stalinista, poi riprodotta in un giustizialismo forzato che ha ricercato freneticamente il potere e ha trovato al di fuori di se le soluzioni per i problemi: in passato era l’ideologia o l’Armata rossa, oggi, invece, è la Bocassini…»
autore / intelligo
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