Franceschini "non blinda Italicum", si a modifiche. Per un nuovo Ulivo?

05 luglio 2016 ore 11:46, Americo Mascarucci
E' scontro nel Governo sull'Italicum?
Sembrerebbe di sì visto che dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini nella direzione del Pd è arrivato l'invito a modificare la legge elettorale che era stata invece blindata nei giorni scorsi dal Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio.
"Dopo il referendum servirà una riflessione su una legge elettorale che dia la possibilità di reintrodurre e far esistere le coalizioni" ha detto Franceschini lanciando l'amo in direzione di quanti auspicano modifiche.
Quelle stesse modifiche che i 5Stelle vedono come il fumo negli occhi considerandole propedeutiche a scongiurare una loro vittoria alle politiche.
"Siamo vissuti in uno schema destra-sinistra, ma siamo finiti in fretta in uno schema diverso: populisti da una parte, sistemici dall'altra" ha spiegato Franceschini che poi ha aggiunto: "Da noi i populismi sono diversi e lontani, ma tendono a incontrarsi ai ballottaggi contro la coalizione che governa il Paese. Dobbiamo tenere insieme quelli che con storie diverse sono contrapposte ai populismi. Io penso sia una prospettiva - ha proseguito -, e allora bisogna fare le scelte conseguenti a partire dalla legge elettorale rispetto alla quale ragionare sulla possibilità di far esistere le coalizioni non significa tornare ai 14 partiti dell'Unione",

Franceschini 'non blinda Italicum', si a modifiche. Per un nuovo Ulivo?
Franceschini sembra delineare un nuovo Ulivo sul modello di quello sperimentato negli anni 90: "Se lo schema è questo bisogna allargare al campo: qualcosa al nostro centro, e qualcosa alla nostra sinistra, sinistra di governo ovviamente. Una legge elettorale di questo tipo darebbe la possibilità di qualcosa di moderato nel centrodestra, con una destra che non sia solo risucchiata nell'estremismo".
Insomma nelle parole di Franceschini si avverte una lontana (ma non troppo) nostalgia per il vecchio bipolarismo Ulivo-Casa delle Libertà quando il centrosinistra per ben due volte riuscì a sconfiggere con Prodi alla guida la gioiosa macchina da guerra berlusconiana.  
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