Jacopo e Giuseppe, salvi per miracolo a Dacca: chi hanno perso nella strage

05 luglio 2016 ore 10:41, Lucia Bigozzi
Ha visto la morte in faccia. E la racconta così: “Sono scappato subito dal Bangladesh. Come me, decine di altri italiani che ho trovato all’aeroporto. E credo che in quel Paese non ci tornerò più: ci siamo noi nel mirino dei terroristi”.  Si chiama Jacopo Bioni, 34 anni, originario di Desenzano del Garda, si trovava nella cucina del ristorante di Dacca assaltato dai terroristi. Il suo mestiere è chef e stava preparando una pasta. Ha sentito le urla dei suoi connazionali che conosceva e degli altri avventori, ha capito che stava succedendo qualcosa di grave ed è uscito fuori dal retro della cucina per poi salire sul tetto. Dalla sommità dell’edificio si è lanciato di sotto: “Ho trovato rifugio nella casa di una famiglia musulmana, mi ha tenuto al sicuro fino alle 15 del giorno successivo. Si sentivano spari, granate, sembrava di essere in guerra”. Da quella casa ha poi chiamato l’ambasciatore italiano a Dacca, “che mi ha consigliato di andarmene via il prima possibile. Sono passato da casa, ho raccolto due cose in una borsa e sono corso in aeroporto”. 

Jacopo e Giuseppe, salvi per miracolo a Dacca: chi hanno perso nella strage
A Dacca il giorno della strage c’era anche Giuseppe Berto, padovano, patron di un’azienda tessile. Vive e lavora nella capitale bengalese con la moglie e lo scorso 3 luglio
stava rientrando in Italia per le vacanze con i figli.  Sedici anni fa, ha portato i macchinari in Bangladesh per continuare a fare l’imprenditore. Conosce bene Gianni Boschetti, la moglie Claudia ma anche Nadia Benedetti, e gli altri italiani massacrati dai terroristi. Sessantanove anni, Berto ha fondato la Eos Texstyle dà lavoro a 250 dipendenti e conosce perfettamente il sistema economico di Dacca.

Racconta al telefono la carneficina: lui il giorno della strage è rientrato in Italia un periodo di ferie: “Oltre alle cene di lavoro, l'Holey Artisan Bakery faceva un pane eccezionale e mia moglie andava quasi ogni mattina a comprarlo”, spiega Berto che aggiunge: “È un ritrovo d'affari ma anche un luogo piacevolissimo dove fare due chiacchiere in allegria, un locale di tendenza frequentata da molti stranieri. Ci passo spesso quando faccio la mia passeggiata mattutina nel parco di Dacca, sotto casa, a due passi dall' Holey Artisan Bakery. Da quello che so molte delle vittime sono sfigurate e i familiari ora sono stati chiamati per un riconoscimento ancora più doloroso”. Commozione nelle parole dell’imprenditore che poi aggiunge: “Un’ingiustizia orribile che non so come descrivere”. La sua azienda è nella zona franca di Dacca e Berto è l'unico padovano del settore tessile nell'area. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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