La strategia di Boccia con Renzi: "Si" al referendum

05 luglio 2016 ore 21:59, Luca Lippi
Il direttivo di Confindustria ha espresso appoggio unanime al referendum costituzionale presumibilmente confermato per ottobre. Le cosiddette riforme istituzionali volute dal governo Renzi secondo Boccia che parla a nome della confederazione, è sostenuto da Confindustria poiché un eventuale “no” procurerebbe nocumento assai più percettibile di ogni eventuale valutazione di demerito di un “si” non troppo meditato e valutato dal punto di vista etico e politico.
In sostanza, il pericolo da scongiurare è quello di non portare il paese nel caos politico, che come conseguenza immediata avrebbe importanti ripercussioni sui mercati (che non amano incertezze). Confindustria si avventura anche in una valutazione di carattere economico che nonostante l’indubbia competenza del proprio centro studi, manifesterebbe soprattutto una statistica relativa al comportamento degli associati in caso di vittoria del “si”. Calcola il danno economico del Paese in un -4% di pil cumulabile in tre anni fra il 2017 e il 2019 (proprio i tempi tecnici prevedibili per concretizzare una delocalizzazione aziendale).

La strategia di Boccia con Renzi: 'Si' al referendum

Numeri, che lasciano il tempo che trovano. 
Un’ottimistica Confindustria stimava alla fine dello scorso anno in un +1,4% la crescita del pil per quest’anno, salvo rivederla a un magro +0,8% la scorsa settimana. E la Brexit c’entra quasi nulla, impattando verosimilmente solo per lo 0,1%, secondo l’ufficio studi. Poiché già si stima che l’anno prossimo cresceremo di appena lo 0,6%, un’eventuale vittoria dei “no” potrebbe provocare una nuova recessione, spiega l’organizzazione degli industriali.
Poi però emerge qualche dubbio giacchè Boccia coglie l’occasione per ricordare al governo di non saltare l’appuntamento per il taglio dell’Ires, infatti Confindustria fiuta da tempo il rischio sia che l’anticipo del taglio dell’Ires sia accantonato e, peggio, che le risorse stanziate allo scopo siano utilizzate per fare pagare meno tasse ai contribuenti Irpef. Quest’ultima soluzione avrebbe un senso in un anno pre-elettorale, dato che in moltissimi prevedono che si torni alle urne l’anno prossimo. Anziché tagliare le tasse a poche imprese, meglio sarebbe (elettoralmente parlando) sgravare milioni di famiglie.
Ecco, allora, che Boccia starebbe cercando di barattare un taglio dell’Ires con il sostegno del mondo industriale al referendum costituzionale. Ciò mobiliterebbe anche una campagna di stampa più massiccia in favore del “sì”, tramite grandi quotidiani come Il Sole 24 Ore, organo d’informazione proprio di Confindustria, nonché del Corriere della Sera, controllato dal gotha finanziario-industriale del Belpaese.
 A questo punto la domanda sorge spontanea, tenendo da una parte la professionalità indiscussa del presidente di Confindustria, non è un po’ esagerata la puntata di Piazzale dell’Industria sul piatto del futuro del Paese? Il governo inevitabilmente se dovrà sacrificare qualcuno per motivi elettorali, ovviamente sacrificherà Confindustria, oltretutto, se dovessero vincere i “no” al referendum Boccia scivolerebbe dal pulpito prima ancora di esserci salito, figurarsi poi cosa succederebbe a Confindustria, col successore di Renzi, che sicuramente non avrà smemoratezza della presa di posizione “perdente” di una intera categoria.

autore / Luca Lippi
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