Direzione, Geloni: “Apprezzabile Franceschini. Sta diventando simbolo del cambiamento di fronte nel Pd"

05 luglio 2016 ore 11:51, Lucia Bigozzi
“La svolta di Franceschini è una novità apprezzabile. Sull’Italicum ha capito che è stata presa una strada sbagliata”. Così Chiara Geloni, giornalista che conosce molto bene le dinamiche dem, legge in controluce la Direzione Pd dove, tra l’altro, è andato in scena l’ennesimo scontro Cuperlo-Renzi. Nella conversazione con Intelligonews affronta il capitolo leadership del partito, con un messaggio al segretario-premier.

Come legge la svolta di Franceschini? Il ministro chiede modifiche all’Italicum ed è già stato ribattezzato il Conte Ugolino di Renzi. E’ un appellativo calzante?  

"Penso che Franceschini sia diventato quasi una figura simbolica del cambiamento di fronte al Pd. Non nego che abbia una certa abilità nel posizionarsi rapidamente e nel percepire i cambiamenti con rapidità. Però, adesso, da qui a farne l’unico che cambia idea facilmente nel Pd, mi pare che sia un po’ ingiusto così come fare di lui il Conte Ugolino del Pd. Detto questo, effettivamente Franceschini ieri ha sostenuto con grande convinzione e anche efficacia, il contrario di quello che aveva sostenuto al momento dell’approvazione dell’Italicum. E’ una novità apprezzabile".

Come se lo spiega? 

"Con l’esigenza politica di un politico che capisce che è stata presa una strada sbagliata". 

Direzione, Geloni: “Apprezzabile Franceschini. Sta diventando simbolo del cambiamento di fronte nel Pd'
Quando Franceschini chiede correzioni alla legge elettorale, significa che ha in mente un altro tipo di Pd? 

"Ma, insomma… non è che ogni volta bisogna drammatizzare come se fossero visioni sempre inconciliabili. Penso che Franceschini capisca benissimo, anche se magari non lo dice esplicitamente come lo dico io, che le elezioni amministrative hanno smentito la teoria dell’autosufficienza del Pd sulla quale si fondava una legge elettorale come l’Italicum; e quindi capisca che il Pd deve prendere un’altra strada, che non significa diventare un altro partito, significa cercare di ricostruire un sistema di alleanze che in questi due anni è stato distrutto e che, invece, è l’unico che può portare il Pd a vincere le elezioni. Questa cosa è già stata dimostrata in più di una circostanza: il Pd a vocazione maggioritaria di Veltroni prese molti voti ma perse le elezioni, mentre il Pd che cercava alleanze quando è stato segretario Bersani ma anche quando alla guida del partito è stato Franceschini vinceva i ballottaggi e ha vinto il premio di maggioranza alle politiche, grazie alla coalizione “Italia bene comune”; quindi una persona intelligente ne prende atto". 

Come legge lo scontro Cuperlo-Renzi con il monito del segretario-premier ‘se volete che lasci, fate un congresso e vincetelo’? In altre parole, Renzi invoca un percorso istituzionale dentro il partito quando lui non è stato eletto premier. 

"Oggi ho visto titoli di giornali che dicono ‘vogliono riprendersi il partito’, attribuiscono a Renzi questo pensiero. Non c’è niente di male a volersi riprendersi il partito, eventualmente. I congressi si fanno apposta perché una parte del partito possa contendere la leadership a un’altra. Se anche così fosse, non vedo cosa ci sarebbe di male: non è una sfida di Renzi della serie fate il congresso e vincetelo; è una normale fisiologia nella vita di una collettività dove il mandato di segretario dura un certo numero di anni, poi viene messo normalmente in discussione. Quindi, suggerirei di sdrammatizzare questo aspetto; diciamo anche separare un po’ dal destino di Renzi la sopravvivenza o meno del partito e ritornare a una normalità della percezione del partito e delle figure che di volta in volta si candideranno a guidarlo".  

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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