O Romeo Romeo... sulla Curia palermitana i Corvi del malaugurio

05 maggio 2014 ore 9:42, Americo Mascarucci
O Romeo Romeo... sulla Curia palermitana i Corvi del malaugurio
La sua sostituzione era data per certa quando nel maggio del 2013 Papa Francesco - si dice - non volesse farsi rappresentare da lui alla cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, inviando da Roma l’arcivescovo emerito di Palermo Salvatore De Giorgi
. Invece il cardinale Paolo Romeo ha mantenuto fino ad oggi l’incarico di arcivescovo del capoluogo siciliano nonostante il clima di veleni che continua ad inquinare la Chiesa dell’Isola. Sono sempre di più infatti le lettere anonime che arrivano in arcivescovado e poi in Vaticano, con le quali si denunciano presunte condotte immorali e gravi ipotesi di reato a carico di diversi esponenti della Curia palermitana. Il quale per tutta risposta alcune settimane fa durante la messa crismale, alla presenza di tutti i membri del clero palermitano, ha tuonato contro quelle che ha definito ignobili calunnie propalate ad arte per seminare la zizzania nel popolo di Dio. Romeo, a sentire i bene informati sembrerebbe  temere che dietro le lettere anonime, soprattutto quelle fatte arrivare in Vaticano, ci sia una regia romana, considerando che di nemici nei sacri palazzi ne avrebbe più d’uno. L’obiettivo sarebbe quello di convincere Francesco ad affrettare la sua sostituzione, visto che avendo compiuto settantacinque anni, il cardinale ha già provveduto da tempo, come stabilisce il codice di diritto canonico, a rassegnare le dimissioni al Pontefice. Adesso una nuova tegola pare destinata a cadere sulla testa di Romeo e potrebbe essere quella decisiva in grado di accelerare la nomina del successore. Non c’entrano in questo caso né corvi, né lettere anonime, ma foto imbarazzanti nelle quali il cardinale viene raffigurato in compagnia di un boss della mafia. Si tratta di Stefano Comandè, arrestato dai carabinieri nell’ambito di un blitz antimafia messo in atto per prevenire e scongiurare un regolamento di conti fra clan rivali che si contendono il controllo del quartiere La Zisa. Che c’entra il cardinale? C’entra per il fatto che Comandè è il superiore della Confraternita delle Anime Sante e poche ore prima di essere arrestato aveva trasportato in processione in occasione del Venerdì Santo, le statue di Cristo morto e della Madonna addolorata. La foto che imbarazza l’arcivescovo risalirebbe a circa un anno fa quando Comandè, quale capo della suddetta confraternita, ha accolto il porporato nella Chiesa di piazza Ingastone nel quartiere La Zisa ed è stato immortalato mentre riceve da questi una mano benedicente. Ci può stare che Romeo probabilmente, anzi sicuramente, non sapesse che quel figlio così devoto fosse in realtà un affiliato a Cosa nostra. Il fatto è che, come ha denunciato Repubblica, non è il primo clamoroso caso di infiltrazione mafiosa nelle confraternite religiose che si è verificato a Palermo. Dopo l’arresto di Comandè, com’era avvenuto mesi fa con quello di un altro boss anche questo ai vertici di un’importante confraternita palermitana, nessun provvedimento è stato preso al riguardo e Romeo, contattato da Repubblica per un commento, non ha fornito spiegazioni. Mentre a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe e i vescovi della Campania hanno stilato un vero e proprio regolamento per tutte le parrocchie con l’obiettivo proprio di scongiurare infiltrazioni della camorra nelle confraternite e nelle processioni religiose, sembra che a Palermo questo scandalo continui ad essere tollerato. Perché l’arcivescovo non ha provveduto a mettere al bando la confraternita dal momento che, la presenza stessa di un mafioso al vertice, né inficia ogni valenza di carattere religioso? Ciò nonostante, come evidenzia Repubblica, la Chiesa ha beatificato don Puglisi, assassinato dalla mafia anche per aver cacciato i boss della criminalità operanti nel quartiere Brancaccio da ogni attività di carattere religioso. Quella foto di Romeo che stringe sorridente la mano al boss, che pur dopo l’arresto continua a restare al vertice della confraternita nel silenzio più assoluto della Chiesa palermitana, non passerà sicuramente inosservata in Vaticano e stavolta il cardinale potrebbe avere davvero i giorni contati. Al suo posto dovrebbe arrivare da Agrigento il vescovo Francesco Montenegro uno dei più attivi nella lotta alla criminalità organizzata e all’accoglienza degli immigrati, che otterrebbe anche la porpora cardinalizia. Uno che ai mafiosi ha persino negato i funerali, potrebbe mai permettere ad un boss di trasportare la Vergine in processione?
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