Calcio-follia, Storace (La Destra): “Renzi e Alfano chiedano scusa alla vedova Raciti. Ecco perché non torno all’Olimpico…”

05 maggio 2014 ore 11:33, Lucia Bigozzi
Calcio-follia, Storace (La Destra): “Renzi e Alfano chiedano scusa alla vedova Raciti. Ecco perché non torno all’Olimpico…”
Da tifoso ha deciso di non tornare all’Olimpico e da tempo. Da politico punta l’indice su Alfano, Renzi e Grasso. Nella conversazione con Intelligonews Francesco Storace, leader de La Destra, condanna la violenza e i violenti e invita a riflettere sulle parole della vedova Raciti. E sui poliziotti…
Storace, da tifoso e da politico che idea si è fatto? «Purtroppo sono un tifoso un po’ anomalo perché per due motivi sostanziali è una vita che non vado all’Olimpico, tranne una sola partita qualche tempo fa. Non voglio fare il romanticone ma mi aveva già molto disturbato la vicenda Calciopoli e continua a disturbarmi la violenza che c’è attorno alle partite e purtroppo oggi ne abbiamo la drammatica conferma». C’è corto circuito tra società e istituzioni? «E’ la società ad essere violenta di per sé. Quando c’è disperazione e quando la follia ha il sopravvento è tutto così ingiustificabile. E’ difficile e non si possono fare analisi dietrologiche, c’è quello che vediamo: una banda di pazzi che se le dà di santa ragione. Quello che mi meraviglia – per carità, nulla di personale – sono le parole di Alfano che francamente trovo inascoltabile». Alfano sta valutando il Daspo a vita. E’ sufficiente? «Bisognerebbe capire se Alfano stava davanti al teleschermo o dove stava. Quello che è successo è incommentabile, ingiustificabile e lo dice uno che ha una stima infinita del prefetto Pecoraro. Quindi, parlo senza pregiudizio ma quella partita non andava giocata, bisognava mandare un segnale chiaro e forte». Ma prefetto e questore di Roma hanno detto che se la partita non si fosse giocata ci sarebbero stati problemi per l’ordine pubblico. «Voglio accedere anche a questa tesi perché ho stima del prefetto Pecoraro, però bastava dire all’orecchio del presidente del Consiglio e del presidente del Senato: andatevene, in segno di sdegno. Ma non è successo nulla». Quindi per lei Renzi e Grasso hanno sbagliato? «Assolutamente sì. Sono stati autentici irresponsabili». E sull’opzione del ministero dell’Interno cosa risponde? «Non è che lo puoi fare per il passato, ma per il futuro. Ci può essere anche il Daspo, ma c’era anche ieri l’altro e nei confronti di Genny ‘a carogna e di altri non è stato applicato. Solo chiacchiere; evidentemente sono più interessati alla campagna elettorale che a fare il loro dovere». Eppoi ci sono le parole, dignitose ma durissime della vedova Raciti. «Sono molto colpito dalle dichiarazioni della vedova Raciti che ho letto sul Il Tempo. Parole di estrema dignità, ha reso un grande servizio». Cosa dovrebbero dire alla vedova Raciti, Alfano e Renzi di fronte a un capo ultras che entra allo stadio con la maglietta “Speziale libero”? «Dovrebbero chiedere scusa. Non voglio passare da romanticone, ma le assicuro che mai e poi mai avrei pensato di vedere indossata quella maglietta. Io sono un garantista e quello che dico vale per tutti ma a tutto c’è un limite». Ma in altri paesi gente così va direttamente in carcere. C’è bisogno di un reato ad hoc o negli stadi c’è una sorta di impunità? «Qui purtroppo si teorizza che non sia stato fatto nulla. L’immagine di questa persona appollaiato sugli spalti ha fatto il giro del mondo ma non ha commesso un reato. Il problema è capire come si arriva a questo». Le istituzioni negano che ci sta stata trattativa con i capi degli ultras. Secondo lei è una tesi credibile? «Secondo me c’è stata eccome. Non ci crede nessuno al fatto che non sia avvenuta». E’ il segnale di debolezza dello Stato? «Non c’è alcun dubbio. Qui lo Stato non c’è stato. Tra l’altro mi chiedo se vi sia stato un accurato lavoro di intelligence prima della partita. Non è che ci vuole la laurea a Oxford per capire che qualcosa poteva accadere. Oggi intercettano di tutto, non credo che l’organizzazione da parte delle frange di violenti sia avvenuta attraverso segnali di fumo». Genny ‘a carogna, ma anche De Sanctis oltretutto abbiamo rivisto immagini del passato abbastanza simili a quelle di sabato, col capo degli ultras romanisti che media con Totti. «Quando la gente esce di senno è difficile darsi una spiegazione. Faccio fatica a non andare in bagno a rimettere: non sopporto più questo tipo di notizie. Ecco perché non metto più piede all’Olimpico. A me il calcio piaceva; oggi piace un po’ meno. Preferisco il calcio minore». Dalle polemiche contro i poliziotti, gli applausi, gli scontri a Torino e quelli di sabato a Roma. Cosa sta succedendo? «E’ la dimostrazione dell’impazzimento generale del paese e della politica. Prima fischi ai poliziotti, adesso solidarietà ai poliziotti: si passa da un campo all’altro senza alcuna vergogna». Ci tornerà mai all’Olimpico? «Non lo so. Tante volte mi prende la voglia di andarci, ma poi desisto».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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