Calcio-follia, Papini (La Nazione): "In un altro Paese ci sarebbero state delle dimissioni"

05 maggio 2014, Micaela Del Monte
In seguito ai fatti avvenuti sabato sera prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina Intelligonews ha contattato Roberto Davide Papini, un giornalista sportivo de La Nazione, presente alla finale di Coppa Italia che ha visto protagonista Genny 'a Carogna.

Era allo stadio per la finale di Coppa Italia. Che impressione ha avuto? 

«Devo dire che in tribuna stampa la notizia è arrivata un po' tardi rispetto al fatto, ma comunque prima dell'inizio ufficiale della partita (iniziata comunque con 45 minuti di ritardo n.d.r.). Quindi in quel lasso di tempo si sono rincorse tante voci. Alla fine la versione "ufficiale" è arrivata proprio a ridosso dell'inizio della partita. Le curve erano invece quasi del tutto ignare di cosa stesse accadendo, ad un certo punto si pensava che il tifoso napoletano fosse morto addirittura, proprio per questo alla tifoseria partenopea è stato spiegato meglio l'accaduto. Detto questo, volevano che la partita non si giocasse, e in tutto ciò i tifosi viola non hanno avuto voce in capitolo perché, da quanto ho appreso, erano ignari».  

Calcio-follia, Papini (La Nazione): 'In un altro Paese ci sarebbero state delle dimissioni'
Anche La Carogna ha dato la sua versione dei fatti secondo cui non c'è stato nessun tipo di trattativa, lei cosa ne pensa?

«Ho visto quello che hanno visto tutti in televisione. Francamente è palese che si sia discusso un po' troppo sotto la curva con questo personaggio che indossava una maglietta inquietante che inneggiava ad una persona condannata per l'omicidio di un poliziotto. Lì non capivamo assolutamente nulla di cosa stesse accadendo. Qualcosa di assurdo comunque c'è stato, perché il via libera per giocare la partita è arrivato proprio in seguito al dialogo con la curva napoletana. Poi, chiunque può dire che questo non è vero, ma le immagini sono chiare e lasciano trapelare questo».

C'è quindi uno scollamento tra le istituzioni e l'opinione pubblica? 

«Beh, quello che è successo lascia sicuramente molte perplessità, nel senso che in un altro Paese qualcuno si sarebbe dimesso a fine serata. Anche qualcuno che era in tribuna avrebbe dovuto mostrare un gesto o intervenire in qualche modo, anche perché chi era presente aveva tutte le autorità per farlo. Certo, ora l'importante è che il ragazzo si salvi e vada tutto per il meglio, però dal punto di vita delle istituzioni, calcistiche e non solo, non è stata assolutamente una bella serata». 

A questo punto la proposta di Alfano sul Daspo a vita ha senso? 

«Non credo che si debbano inasprire le pene, il problema è che ci dovrebbero essere dei provvedimenti e dei controlli preventivi e che non si dovrebbe scendere a patti con certe persone. Il problema non è dare il Daspo a vita a una persona, il problema è che ci sono ancora queste persone con cui le società e a volte le istituzioni, in qualche modo dialogano. Sono contrario all'inasprimento delle pene, credo sia molto più costruttivo che le pene siano certe e che ci sia un controllo effettivo dello Stato e che piuttosto le curve non siano in mano a certi le pene più dure non fanno altro che alimentare la rabbia e a peggiorare le cose. Fu proprio la morte di Raciti a far sì che vennero installati i tornelli negli stadi e ha portato a peggiorare le cose per la stragrande maggioranza delle persone oneste e perbene che adesso si trovano costrette a file interminabili per poi ritrovarsi comunque accanto questi personaggi e a questo punto non so se ci sia la volontà politica di evitare certe cose».
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