La caccia al partito degli astensionisti è aperta. Fare due conti prima di parlare

05 maggio 2014 ore 13:43, intelligo
La caccia al partito degli astensionisti è aperta. Fare due conti prima di parlare
di Luca Lippi
La caccia al partito degli astensionisti è la nuova campagna elettorale dell’ultimo decennio. Pratica perpetrata da ex maggioranze in sofferenza quando, invece, l’elettore ha la possibilità finalmente di individuare e testare un reale NUOVO CHE AVANZA. Il governo ora in carica oltre ad avere fatto poco ancora, si avvierà a sostenere i suoi candidati con la scusa di non avere aumentato tasse. Per questo motivo è bene togliere ogni ragionevole dubbio e fare due conti... prima di parlare. Il governo centrale non aumenta le tasse poiché ne sposta il peso sulle amministrazioni locali che, a loro volta sono costrette ad aumentarle per sopperire alla stretta operata dai governi precedenti nei loro confronti. Quello che sorprende è la consuetudine di individuare il tartassato di stato come fosse altro rispetto il tartassato dall’amministrazione locale! Riguardo agli immobili (sono tutti dati ricavati da uno studio della CGIA di Mestre), è ragionevole prevedere un attacco frontale da parte delle armate capeggiate dai sindaci. Le stime sono calcolate dalle rendite catastali reperibili nel sito dell’Agenzia del Territorio, mentre le aliquote sono a campione di cento comuni capoluogo di provincia degli anni scorsi. Fatto riferimento per il 2013, per l’anno in corso potrebbe esserci un aumento dell’11,4% relativamente ai capannoni industriali, e 17,1% per i negozi. Una raccolta netta stimata in aumento di 1,6 miliardi di euro solamente sugli immobili ad uso commerciale e produttivo. Il calcolo è rilevato considerando che i comuni confermino la medesima aliquota IMU del 2013 e aumentino al massimo quella relativa alla TASI (la più parte dei comuni capoluogo hanno già deliberato questo aumento per il 2014) Il fatto che non aumenti la quota IMU (forse) potrebbe far scendere il livello di warning da parte degli interessati, ma il nodo sta nel fatto che la deducibilità del balzello si riduce dal 30% del 2013 al 20% del 2014, che aggiungendosi all’entrata a regime della TASI procura un aumento CERTO della pressione fiscale dello Stato con il solito gioco di prestigio. Dunque ignorare ogni argomentazione relativa ad incensare Presidenti del Consiglio che recuperano risorse senza mettere le mani nelle tasche degli italiani sarebbe già un ottimo filtro per costringere l’arretramento dei menestrelli a vantaggio di politici che forse tratteranno argomenti “scomodi” ma utili a trovare soluzioni. Il voto dei “Francia o Spagna basta che se magna” obiettivamente il nostro Pese non lo merita e non ne ha bisogno!  
autore / intelligo
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