Scuola, Migliore (Pd): “L'Italischool? L’impegno è di assumere i precari"

05 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Scuola, Migliore (Pd): “L'Italischool? L’impegno è di assumere i precari'
“La riforma serve dopo i tagli della Gelmini. Ascoltiamo tutti ma i tempi sono contingentati perché l’obiettivo è l’assunzione di centomila precari. Chi chiede tempi lunghi, mette a rischio questo impegno”. Nella conversazione con Intelligonews, Gennaro Migliore parlamentare dem mette i puntini sulle ‘i’ nel d-day degli insegnanti in piazza, ma anche sulla scelta politica di Civati e Fassina. Dall’Italicum all’Italischool…

Molti insegnanti e studenti in piazza contro la “buona scuola” ma la riforma serve davvero? State facendo l’Italischool?

«La riforma serve perché veniamo da una stagione nella quale sono state falcidiate le risorse della scuola, molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare sono eredità della riforma Gelmini-Tremonti che tagliò 130mila posti in organico, diminuì le risorse per la scuola pubblica e quindi non creò dei meccanismi di ingresso che poi hanno aumentato la quantità dei precari. E’ una riforma che serve perché c’è bisogno delle centomila assunzioni dei precari delle cosiddette graduatorie in esaurimento e c’è bisogno di nuove risorse e infatti questo governo mette 7 miliardi di euro: tre sull’edilizia scolastica, 4 sul resto del comparto scolastico e quindi assunzioni piuttosto che interventi di ammodernamento degli istituti e formazione degli insegnanti. Oggi ci sono tante persone che scioperano e vanno ascoltate ma l’indirizzo del governo cioè fare una riforma vera, è una priorità assolutamente indispensabile per dare a questo Pese cio che è necessario e per rafforzare la scuola»

Dunque avanti con l’Italischool?

«Il punto è che non si tratta della legge elettorale ma di una riforma di struttura del sistema Paese. Non è un caso ci siano state 90 audizioni e la Commissione sta ancora lavorando. Non c’è un atteggiamento di chiusura, né di rigidità: credo che al di là e al di fuori delle polemiche che possono essere anche strumentali, vi saranno miglioramenti ulteriori. Considero la ‘buona scuola’ probabilmente la principale riforma per il futuro del Paese»

Le agenzie riportano una sua dichiarazione in base alla quale lei dice che se sarà necessario si potrebbe utilizzare anche un decreto d’urgenza. Ce lo spiega? Lo dirà a Renzi?

«L’impegno è quello di assumere i precari e di esaurire in Parlamento questo provvedimento, non certo fare o non fare un decreto. L’obiettivo è assumere il personale scolastico per l’anno 2015-2016 e io ho detto questo, non ho mai parlato di decreto. Anche perché non ce n’è bisogno dal momento che le assunzioni sono contenute nella riforma, i tempi utili ci sono e quindi faremo in tempo. Ripeto: l’impegno è assumere i precari ed anche per questo ci sono i tempi contingentati e già calendarizzati. Coloro che chiedono tempi più lunghi rischiano di mettere a repentaglio la possibilità di conversione della legge nei tempi che ci siamo dati per far partire le assunzioni. Io faccio il mestiere per cui vengo pagato, cioè risolvere i problemi in Parlamento. E trovo francamente assurdo che l’idea del decreto arrivi da Forza Italia dopochè il governo Berlusconi ha tagliato 130mila posti in organico. Farebbero bene a stare zitti»

Ma da uomo di sinistra che effetto le fa vedere gente in piazza contro una riforma di sinistra? Tra i manifestanti c’erano anche i suoi colleghi Fassina e Civati. 

«Ho rispetto per chi sciopera. Io sullo sciopero faccio valutazioni sulle singole piattaforme e se le condivido lo approvo. Indubbiamente il diritto di sciopero è sacrosanto, il fatto che ci siano organizzazioni sindacali che esprimono la volontà di scendere in piazza. Tuttavia, bisogna sempre prestare grande attenzione, anche perché quando si sciopera si perdono dei soldi, quindi c’è un impegno non banale da parte di chi aderisce e se ce ne sono molti che aderiscono significa che abbiamo di fronte persone molto convinte delle loro ragioni. Per me il lavoro da fare è cercare di comprendere quali sono i punti sui quali è possibile migliorare la riforma, cosa che sto facendo. Ciò non vuol dire che le posizioni personali dei singoli parlamentari – che io non giudico – possano riguardare anche prese di posizione politiche. E’ chiaro che per quanto mi riguarda, mi concentro sulla riforma della scuola e cerco di migliorarla in parlamento. Gli altri si regolano come ritengono»

Cosa dice a Civati che annuncia l’imminente addio al Pd e dopo le regionali la possibile nascita di gruppi autonomi in Parlamento?

«E’ un travaglio personale, non intervengo in una vicenda di questo genere. Siccome ciascuno di noi fa scelte che medita e io penso che Civati sia una persona molto seria, non giudico. Auspico che il Pd sia sempre più una comunità aperte e larga e che tenga al suo interno anche voci discordi»

Sì ma sul piano politico che scenario si apre, Civati non sarà certo il solo ad andarsene?

«Non commento cose che sono di là da venire. Per quanto mi riguarda oggi il Pd e il gruppo parlamentare sono al loro massimo storico: 310 parlamentari. Ad esempio tra questi ci sono tredici parlamentari che vengono dalla mia storia e con me hanno compiuto questa scelta: ciò conferma che il Pd sta dimostrando di essere un partito capace anche di una tenuta interna importante. Credo sia la prima volta che un parte del partito non viti la fiducia e il fatto che ci sia una discussione tutta politica, testimonia la notevole flessibilità, apertura e disponibilità al dialogo»

Lei è stato relatore della legge elettorale: l’Italia cambia come?

«Cambia in meglio perché c’era bisogno di una buona legge elettorale che consentirà ai cittadini di poter dare un voto per decidere la maggioranza in parlamento; eppoi perché chiudiamo dopo dieci anni la stagione del Porcellum. Ci avevano provato anche governi di centrosinistra, mentre il centrodestra ha fatto finta, ma quelli che ci sono riusciti siamo noi»

Adesso temete ‘agguati’ dissidenti sulla riforma costituzionale al Senato dove i numeri sono più ballerini?

«No. Mi pare di aver letto dalle dichiarazioni che il dissenso fosse circoscritto alla legge elettorale. E’ strano che dopo aver votato in Direzione e nei gruppi parlamentari, si sia scelta una rottura così evidente. Io insisto: credo sia da rispettare questo travaglio e che ci sia da aprire una discussione politica ma non considero quello della riforma costituzionale un terreno di ritorsione e credo che nessuno lo consideri tale. Ovviamente, ci sono cose che vanno migliorate e del resto l’Italicum dimostra che non siamo in una fase nella quale le cose non cambiano: la legge elettorale è cambiata su punti che io stesso avevo chiesto quando ero all’opposizione. Abbiamo votato una legge che recepisce interamente le richieste fatte all’epoca sia dalla sinistra sia nel Pd che fuori. E ciò spiega anche il motivo per il quale da convinto oppositore sono diventato convinto sostenitore del governo. Io sono abituato a giudicare positivamente le vittorie: se voglio che un provvedimento cambi quando l’ho ottenuto, non dico che il problema è un altro; dico che ho vinto»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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