Berlusconismo in tilt, la fronda anti-Brunetta tra futuro e realtà

05 maggio 2015, Americo Mascarucci
Dunque, alla Camera dei Deputati si è consumata la fronda anti-Brunetta con un manipolo di deputati forzisti che al momento del voto anziché ritirarsi sull’Aventino sono rimasti in Aula. 

Berlusconismo in tilt, la fronda anti-Brunetta tra futuro e realtà
Deputati in larga parte fedeli a Raffaele Fitto da una parte e Denis Verdini dall’altra, ormai da tempo in rotta di collisione con Silvio Berlusconi e soprattutto con quello che sembra diventato il suo luogotenente di fiducia, Brunetta per l’appunto. 

Il quale in Aula durante le dichiarazioni di voto sull’Italicum è arrivato addirittura ad evocare il fascismo. 

Non a caso l’Aventino parlamentare non trova forse espliciti riferimenti proprio nell’ascesa al potere di Benito Mussolini? Su questo punto forse bisognerebbe essere chiari. Era esagerato evocare lo spettro del fascismo quando al governo c’era Silvio Berlusconi e le opposizioni di sinistra, quasi quotidianamente, andavano a ricercare paragoni con il ventennio; è esagerato evocarlo oggi che al governo c’è Renzi e per giunta da parte di chi, in passato, si indignava quando si facevano accostamenti fra il Duce e l’ex Cavaliere

Possibile che in Italia tutto debba essere letto con gli occhi rivolti al passato? Come se la storia debba per forza ripetersi allo stesso modo? Che c’entra il fascismo? E’ un po’ come il cacio sui maccheroni, ci sta sempre bene. Dicevamo di Brunetta. Non c’è dubbio che ormai da tempo sia diventato lui il prediletto di Berlusconi, per qualcuno “il ventriloquo” che presterebbe la voce al capo. 

Fitto è nell’agenda nera di Berlusconi dopo aver tentato di costruire l’opposizione interna a Forza Italia, così come ci era finito Gianfranco Fini che la stessa operazione aveva tentato di realizzarla nel Pdl. Alla fine nonostante le buone intenzioni la convivenza è diventata impossibile. Anche se Fitto teoricamente sta ancora nel partito azzurro praticamente sta già con tutti e due i piedi fuori visto che la rottura consumata in Puglia che condannerà il centrodestra alla sicura sconfitta, non sarà ricucibile. 

Dopo le elezioni è probabile che il ras degli azzurri in Puglia si unirà a Flavio Tosi e Corrado Passera nella costruzione di un nuovo progetto politico. E’ ciò che prevede Adriana Poli Bortone candidata di Forza Italia e Lega Nord a governatore della Regione Puglia contro il candidato di Fitto, del Nuovo Centrodestra e dei Fratelli d’Italia Francesco Schittulli. Non si capisce bene che c’azzecchi la Meloni con Fitto, Passera e Tosi, però sta di fatto che in Puglia è andata in scena anche la crisi della destra sociale. Con la Poli Bortone che da giorni tuona contro la coalizione di Schittulli accusandola di essere espressione della politica bancaria incarnata dal duo Fitto-Passera, quella politica che ha egemonizzato l’Europa annullando le identità dei popoli. In uno scenario simile come pensare che il candidato del Pd Michele Emiliano possa avere difficoltà a vincere?

Poi c’è Denis Verdini, super fedelissimo del Cavaliere, l’uomo macchina del partito caduto in disgrazia perché troppo vicino a Renzi e favorevole alle riforme. Cacciato dalla corte di Arcore dopo aver fallito “l’operazione Quirinale” ovvero la scelta di un presidente super partes gradito a Berlusconi. Fitto lontano da Renzi quanto Verdini gli è vicino. Eppure oggi tutti e due sembrano uniti dallo stesso obiettivo, far fuori Renato Brunetta il capogruppo alla Camera che ha acquisito potere proprio sulle disgrazie di Verdini. 

Eh sì, perché fino a quando Berlusconi ha fiutato la possibilità di un’intesa con Renzi sul successore di Napolitano e sulle riforme con l’approvazione di una legge elettorale ad hoc, Brunetta è stato tenuto al guinzaglio per essere poi lasciato libero di mordere, anzi di azzannare, non appena l’idillio con il premier è andato in frantumi. Per non parlare poi dell’area ex Dc. Come giudicare le parole di Gianfranco Rotondi che ha dichiarato di adeguarsi alla linea di Brunetta solo per rispetto verso Berlusconi pur non condividendola minimamente? 

Insomma fra mal di pancia, nasi turati, ribellioni e insofferenze, appare evidente come Renzi sia riuscito nell’intento di distruggere davvero il berlusconismo. Lui che è stato accusato di voler restituire dignità politica all’ex Cavaliere accettando di dialogare con lui sulle riforme, ha dimostrato in modo chiaro ed inequivocabile di aver saputo colpire più efficacemente al cuore del nemico.

Oggi Forza Italia è un partito allo sbando e questo proprio grazie a quel Patto del Nazzareno che assomiglia sempre di più ad un grande “cavallo di Troia”. Eh già, un cavallo che ha consentito a Renzi di introdursi nel fronte avversario per generare il caos e mandare a pezzi quel che restava del berlusconismo duro e puro. Altro che le inchieste della magistratura e le campagne stampa di Repubblica, lo spread e le congiure internazionali! Quel che non hanno potuto i mercati hanno potuto Brunetta, Fitto e Verdini condannati a litigare per colpa sua... di Matteo da Firenze, definito sprezzantemente il “miglior erede di Berlusconi”.

Da buon erede riuscirà pure a fargli definitivamente le scarpe? 
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