Padoan ha paura per l’Europa: “Addio a Schengen un rischio maggiore e storico”

05 maggio 2016 ore 8:26, Luca Lippi
E’ argomento di attualità quello della sospensione (anche se non di fatto) dell’area Schengen, il fatto che si stia reintroducendo progressivamente il controllo sistemico alle frontiere interne dell’area Ue procurerebbe (si stima) un danno in termini di costi fra 5 e 18 miliardi di euro annui. La stima è stata fatta dalla Commissione Europea ed è contenuta nelle previsioni economiche di primavera.
Su questo il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha espresso la massima preoccupazione: “Quello che è in discussione è il trattato di Schengen ed è più pericoloso della crisi dell'euro di qualche anno fa, questo è un momento eccezionale. L'Europa sta rischiando forse come mai prima da quando è stata inventata”, il riferimento di Padoan è chiaramente al fallimento dell’euro.

Padoan ha paura per l’Europa: “Addio a Schengen un rischio maggiore e storico”

Il Ministro ha messo in campo tutta la saggezza che è necessaria in questi frangenti più che la professionalità e le dinamiche politiche, infatti il Ministro ha auspicato una maggiore fiducia tra i Paesi affermando: “Se ho imparato una cosa in queste riunioni europee è che un elemento di cui c'è bisogno in Europa è la fiducia reciproca. Un Paese prima deve rispettare le regole, poi deve discutere le regole sedendosi allo stesso tavolo con gli altri Paesi, a maggior ragione in un momento eccezionale come questo”.
Padoan inoltre ha spiegato che, facendo leva soltanto sulla "condivisione del rischio", c'è fra alcuni Stati europei il forte timore che "qualche Paese faccia il furbo e che i cittadini di una nazione debbano pagare i cattivi comportamenti di un altro Paese". Da questo atteggiamento, ha precisato, "deriva una scarsa fiducia: non ci fidiamo gli uni degli altri".
Poi Padoan si avventura anche a giudicare (ne ha le competenze) nella questione Brexit, secondo Padoan “è grave per due motivi: in sé perché priverebbe l'Europa di un meccanismo di integrazione, ma soprattutto perché rappresenterebbe un esempio non virtuoso di come si può uscire, pur nel rispetto di tutte le regole democratiche tramite il referendum, da un accordo. Questo metterebbe in moto possibili meccanismi analoghi in altri paesi in un momento in cui l'Europa sta diventando, nella percezione di molti, non la soluzione ai problemi, ma un problema”.
Il pericolo vero, è che cade l’irreversibilità dell’euro come invocata da Mario Draghi. Ormai non esiste più nulla di irreversibile, in politica come in Economia, quello che sta accadendo da vent’anni a questa parte ne è la prova. Teniamoci forte. 

autore / Luca Lippi
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